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Preghiera (dalla Cometa alla Resurrezione)

  • Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
    Letteratura Capracottese
  • 19 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min


Sconosciuto amico!

Non turbar la notte

e non sporcar l'incanto del silenzio:

oggi è Natale!

È sufficiente la tremula luce della stella

ad illuminar la terra:

bianca fiammella

che segna il percorso della grotta!

Rinuncia all'ordigno di festa

che a me ricorda la guerra,

ricordi sopiti e mai cancellati:

piccolo bambino

appena aperto alle gioie della vita

sopraffatto dal terror delle bombe,

dal crollo della casa così bella

dalle mine distrutta in un momento;

le strette della fame e della sete,

il freddo pungente che anneriva 

tenere carni intorpidite dal nevischio;

piedi scalzi che inciampavano

in ciottolosi sentieri di campagna

o affondavano in terra turgida e melmosa

alla ricerca, tuttavia, di sicuro rifugio.

Or sono stanco, molto stanco

ed ho voglia di dormire;

desidero adagiare la mia testa

su morbido cuscino

e deporre sul candido guanciale

i ricordi del passato:

anche il breve presagio

del futuro che mi resta.

Ti prego sconosciuto amico,

accogli il mio lamento!

Fà che i laschi e canuti capelli

diventino sottili fili di argento;

che la brutta fronte

sporcata dalle rughe

sia candida pietra levigata

come di marmo pregiato;

che le gote ormai scarne,

infossate in velo trasparente

di pelle sottile ed aggrinzita,

si trasformino in guance rosee,

paffute come viso di bambino,

mentre le dita delle mani,

corrose e distorte dall'artrosi,

vengano scolpite dall'artista

per diventare capolavoro di bellezza. 

Fa' che il corpo,

ormai curvo e rannicchiato,

riacquisti la prima giovinezza,

e che esso,trasformato,

trovi pace 

e s'addormenti nella mangiatoia.

Ecco...

io ti ringrazio,

mio caro e sconosciuto amico,

perchè hai dato ascolto

alla mia voce

e vita hai permesso

al mio riposo.

Già suona il campanone del primo mattino

che m'invita al risveglio

e che annunzia il Cristo risorto:

un ampio segno di croce

perchè Lui è d'accanto;

ne avverto l'amore

anche se sono stato io

a gravarne le spalle innocenti

del legno pesante della croce,

a coronarne la fronte di spine,

a farlo cadere tre volte

lungo la salita,

trafiggendo con la lancia il suo cuore

perchè esalasse l'ultimo respiro.

Ma io sento che m'ha perdonato

e mi indica cammino di fede e di speranza!


Ugo D'Onofrio

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