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Il senatore Nicola Falconi: al servizio della comunità sotto due Regni

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    Letteratura Capracottese
  • 45 minuti fa
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Nicola Odoardo Falconi
Il maggiore Nicola Odoardo Falconi.

Il 28 dicembre 1916, in piena Prima guerra mondiale a Roma, si spegneva serenamente a 82 anni il senatore del Regno Nicola Falconi, figura eminente della politica italiana post-unitaria e della magistratura.

Nato il 6 dicembre 1834 dai nobili Bernardo Falconi e Carmela Conti, dedicò la sua lunga vita alla cosa pubblica, alla giustizia e allo sviluppo sociale del Molise, incarnando un modello di dedizione civile che il Parlamento dell'epoca volle ricordare con parole di profonda stima in occasione di un'apposita seduta.

Dalla formazione cattolica al servizio nella Magistratura

Educato sin dall'infanzia dallo zio paterno, il vescovo mons. Giandomenico Falconi, il giovane Nicola ricevette una formazione cattolica, umanistica e giuridica di alto livello. Laureatosi in lettere e filosofia e in giurisprudenza a Napoli, intraprese la carriera in magistratura già nel 1855 a soli 21 anni, prima sotto il Regno borbonico delle Due Sicilie al quale apparteneva allora il Molise e poi, dopo l'Unità, nei tribunali del nuovo Regno d'Italia.

La sua ascesa fu rapida e costante: giudice a Benevento, sostituto procuratore a Salerno e Napoli, procuratore del Re a Melfi, Taranto, Chieti, Catanzaro, Trani e L'Aquila, divenne consigliere delle Corti d'appello di Napoli e Milano, fino a entrare, nel 1891, nella Corte di Cassazione in Roma. Nel 1900 fu nominato presidente di sezione della Corte d'appello della capitale, incarico che ricoprì fino al termine del servizio, nel 1909. Una carriera segnata da rigore, indipendenza e rispetto per l'alto compito di amministrare la giustizia con estremo equilibrio.

Trent'anni in Parlamento

Parallelamente alla carriera professionale in Magistratura, Nicola Falconi fu uomo fortemente impegnato in politica. Eletto deputato nel 1876 per il collegio di Agnone. Restò membro della Camera dei Deputati per ben dieci legislature consecutive fino al 1908, nell'allora Sinistra Storica, diventando un punto di riferimento per le discussioni parlamentari istituzionali. Nel 1899 entrò nel governo di Luigi Pelloux come Sottosegretario di Stato al Ministero di Grazia e Giustizia, distinguendosi per la sua competenza ed estrema sobrietà.

Nel 1909 venne nominato Senatore del Regno. Nella Camera Alta operò con la consueta assiduità, partecipando, tra le altre, alla Commissione d'istruzione dell'Alta Corte di Giustizia e alla Commissione per la diffusione dell'istruzione elementare nel Mezzogiorno d'Italia.

Va sottolineato anche che la sua profonda fede cattolica fu vissuta in maniera personale ed intima, ovvero non confessionale. Infatti, nel periodo post-unitario da lui attraversato (caratterizzato da delicati rapporti tra Stato e Chiesa) l’azione politica, amministrativa ed ancor più quella professionale, è stata sempre esercitata da Nicola Falconi con un approccio laico, super partes e di estremo equilibrio.

Un riferimento per la sua terra d'origine

Il legame di Nicola Falconi con il Molise non venne mai meno, nonostante frequentasse ormai da anni la capitale e Milano. Infatti fu anche apprezzato amministratore locale: consigliere provinciale di Campobasso dal 1872 e Presidente della medesima Provincia dal 1879 al 1900. In questo ruolo contribuì fortemente a modernizzare l'organizzazione amministrativa del Molise. Si batté per rompere l'isolamento delle aree montane, promuovendo la costruzione della ferrovia Pescara-Napoli e sostenendo progetti concreti per i comuni più svantaggiati. A Carovilli (Isernia), restano ad esempio, a testimonianza del suo impegno, il nuovo palazzo municipale e la stazione ferroviaria.

Nicola Falconi non si sposò mai, ma riversò ogni sua energia ed affetto verso le quattro sorelle ed i numerosi nipoti, oltre che in favore della comunità. La sua figura rimase impressa nell'immaginario collettivo come quella di un uomo semplice, magnanimo, nobile, sempre pronto a sostenere le necessità dei suoi concittadini.

Falconi, a Roma, per i suoi indiscussi meriti e per le sue attività umanitarie in favore dei più deboli, fu decorato con onorificenze sia del Sovrano Militare Ordine di Malta che della Chiesa cattolica, circostanza piuttosto rara per un parlamentare dell'epoca antecedente i Patti Lateranensi.

Un'eredità civile e morale

Le commemorazioni in Parlamento lo descrissero come «una delle rare figure di schietto galantuomo», capace di coniugare la fermezza di principi con la grande umanità e compassione. Il presidente Giuseppe Manfredi ricordò «l'onorevole Falconi che amministrò la Giustizia sapientemente e specchiatamente», mentre i colleghi sottolinearono la sua lealtà, l'indipendenza di giudizio e l'attenzione costante al bene comune.

Sulla sua tomba una lapide scritta dal filologo e critico letterario Francesco D'Ovidio, suo collega senatore, sintetizza la vita di Falconi in poche ed incisive parole: «Magistrato integerrimo, deputato per 32 anni, senatore del Regno, pose ogni sua brama e ogni suo orgoglio nel beneficare».

La vicenda di Nicola Falconi non è soltanto la storia di un uomo che raggiunse alte cariche istituzionali, ma soprattutto l'esempio di come rigore e senso di responsabilità possano tradursi in un servizio disinteressato allo Stato e alla comunità.

La vita ed il lavoro del senatore Falconi hanno attraversato temporalmente due secoli e due Regni, quello delle Due Sicilie e quello d'Italia. La sua testimonianza offre uno spaccato del suo tempo, ovvero di una vecchia Italia, nella quale la classe sociale più elevata - l'alta borghesia - anziché adagiarsi sui privilegi del proprio censo, era animata da un forte spirito di servizio ed estremo senso dello Stato, inteso quest'ultimo non solo come istituzione, ma bensì come rappresentazione formale di una vera Comunità di cittadini da proteggere e per la quale lavorare sempre con costante passione civica e disinteresse personale.

Si può decisamente affermare che la figura colta ed allo stesso tempo assai concreta e positiva del senatore Nicola Falconi ha incarnato nella maniera più evidente l'antico concetto di "galantuomo" europeo dell'Ottocento.


Nicola Odoardo Falconi

Fonte: N. O. Falconi, Il Senatore Nicola Falconi: al servizio della comunità sotto due Regni, in «Nexus», XXXIII:134, autunno 2025.

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