Storia dell'organo (XI)
- Letteratura Capracottese
- 12 ago
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Con me porto la chitarra
e se la notte piangerò,
una nenia di paese suonerò...
["Che sarà", 1971]
Abbiamo visto quasi di veloce passaggio come nel Nord America il "culto" dell'organo, tranne rari casi non fece presa, come in Europa. Un esempio, ai nostri giorni, lo possiamo ravvedere nel film "Sister Act", dove il grazioso coro delle suore è accompagnato da una suora scatenata alla tastiera di un pianoforte mentre un poderoso strumento a canne langue nella polvere su una grande balconata: ottima coreografia, ma tutto lì. In verità questo succede anche in molte chiese italiane con splendidi strumenti abbandonati a far da tappezzeria in favore di tastiere elettroniche e sconcertanti schitarrate. La stessa figura dell'organista spesso viene presentata tramite la figura della stravagante vecchia maestra di musica del villaggio con l'apparecchio acustico e l'immancabile con vestito a fiori con il collo di pizzo ed un repertorio da far rizzare i capelli!
Però la sensibilità nordamericana, più ad agio con il rock'n'roll che con la musica organistica, subì un deciso scossone anche grazie all'opera di Virgil Fox (1912-1980). Appassionato e virtuoso dell'organo fin dalla giovanissima età, studiò dapprima in USA sotto la guida del tedesco Wilhelm Middelschulte; poi, trasferitosi in Francia, ebbe come insegnanti anche Marcel Dupré e Louis Vierne. Fu il primo organista non europeo ad esibirsi in concerto nella Thomaskirche di Lipsia (che per gli organisti è l'equivalente della Basilica di S. Pietro per i cattolici) dove Bach fu Kantor fino alla sua morte e dov'è sepolto. Tornato in patria dopo un periodo come organista della Riverside Church di New York iniziò la carriera concertistica itinerante nei teatri e negli auditoria con un enorme organo elettronico Allen progettato su misura. Il format definito heavy organ si basava sulla esclusiva interpretazione delle opere di Bach associate ad un colossale light show, che portò la musica organistica ad essere un fenomeno di massa anche con esibizioni televisive come mai nessuno aveva fatto prima. Anche se le sue interpretazioni non furono mai considerate "ortodosse" sia come velocità esecutiva che con le registrazioni adottate, Fox aiutò l'organo americano, fino ad allora relegato a fenomeno teatrale e di impiego in liturgia su schemi romantici e fondamentalmente di accompagnamento, ad uscire da questo strano limbo anche grazie a continui scambi culturali che si svilupparono tra gli organari americani ed europei con la realizzazione di strumenti con struttura fonica più classica. Nonostante, o forse proprio per questo approccio quasi eretico all'organo, Virgil Fox raggiunse una notorietà pari a quella di Leonard Bernstein e Glenn Gould, apprezzato anche da chi non ci si aspetterebbe mai di vedere seduto in una sala da concerto. E con lui il mondo dell'organo.
Dalla danza sfrenata dei pensieri che ogni tanto prendono il sopravvento nella mia quotidianità, spesso emerge il ricordo nostalgico delle escursioni giovanili nelle mattine estive di Capracotta, quando il sole caldo alzava dall'erba ormai secca il profumo dolciastro ed avvolgente dell’estate mentre il fruscio del vento faceva da sottofondo al ronzìo degli insetti e al suono quasi irriverente dei campanacci delle mucche scapelàte (sciolte). E puntualmente l'attenzione veniva richiamata dai soffusi rintocchi del campanile della Chiesa Madre.
Mezzogiorno... appena ascoltato il segnale orario scandito dalla radiolina sul camino, zia Carmela la sagrestana, affacciatasi alla finestra della sua casa in cima alla Terra Vecchia, strattonava l'ormai proverbiale fune che, saldamente ancorata ad un angolo del davanzale, scavalcando la strada e la scalinata del sagrato, saliva vertiginosamente verso la cella frontale del campanile per collegarsi al batacchio della campana maggiore che così poteva far udire la sua voce nel circondario. I più anziani ricorderanno che allora il "ceppo" della campana maggiore era fatto di legno e verniciato di rosso.
Contemporaneamente a migliaia di chilometri di distanza alla stessa ora a quel tempo, ma accade ancora oggi, il mezzogiorno era salutato dal suono di un organo! Che tu sia un abitante dedito al proprio lavoro, un viandante, un turista a zonzo per il paese, un escursionista immerso in una camminata nei boschi, a Kufstein in Austria e precisamente nel Tirolo, a mezzogiorno, e per almeno venti minuti, puoi ascoltare il suono dell’organo all’aperto più grande del mondo. La maestosa torre della fortezza di Kufstein ospita infatti uno strumento di 46 registri disposti su quattro manuali e pedaliera per un totale di 4.307 canne: die Heldenorgel (l'Organo degli Eroi). Fu costruito nel 1931 dall'organaro Oscar Walcker in memoria di tutti i caduti della Grande Guerra. Nelle giornate estive si può ascoltare anche alle 18:30 e la sua voce arriva chiara anche a dieci chilometri di distanza! Da ormai quasi cento anni gli organisti titolari propongono svariati pezzi classici e popolari ma ogni concerto termina rigorosamente con il brano "Der Güte Kamarad" (Il buon commilitone) chiamato anche "Ich hatte ein Kamaraden" (Io avevo un commilitone): nenia il cui testo fu scritto nel 1809 da Ludwig Uhland e musicata nel 1825 da Friedrich Silcher. Un'elegia commovente per commemorare la scomparsa di un commilitone caduto in battaglia e parte integrante delle tradizioni militari tedesche.
Dal 2017 l'Organo degli Eroi è considerato patrimonio immateriale Unesco e nel 2021 è stato eletto "Strumento dell'anno" dal Consiglio musicale dei Paesi di lingua tedesca.
Ma anche il regno del freddo ha il suo organo! Il liutaio Tim Linhardt, che del ghiaccio ha fatto il suo materiale preferito, ha realizzato in Svezia all'interno del Jukkasjärvi Ice Hotel un organo fatto con 57 canne di ghiaccio. Successivamente, poiché il calore delle luci e dei visitatori arrecavano danno allo strumento, l’organo è stato costruito in un apposito ice dome interamente scavato nel ghiaccio, fatto a doppio igloo, con fondo ribassato e con aperture sulle cupole per favorire l’uscita dell’aria calda e mantenere la temperatura costante a -5 °C. Le esibizione dell’organo di ghiaccio sono spesso accompagnate da tutta una orchestra di strumenti fatti ovviamente con il ghiaccio!
Un ultimo salto ci porta ad attraversare l'Atlantico e tutti gli Stati Uniti. Inaugurata nel 2003 su progetto di Frank Gehry, la Walt Disney Concert Hall, progettata per essere una delle sale da concerto più belle del mondo, e la cui struttura e caratteristiche particolari ne fanno il simbolo della cultura di Los Angeles, ospita uno strumento di 6.134 canne. La forma curva ed il colore delle canne lignee da 16 piedi poste in facciata ne fanno uno degli organi più stravaganti del mondo. French Fries è il nomignolo attribuito a questo strumento con fattura fonica tedesca: le canne sopramenzionate infatti ricordano delle lunghissime ed enormi patatine fritte inclinate fino a 30°. Peraltro sembra che un gigantesco petardo sia esploso in cantoria dopo il passaggio di un uragano! L'effetto è veramente spettacolare: costruito da Manuel Rosales, è sicuramente all'altezza del nome del grande creatore dell'amatissimo Mickey Mouse!
Non è tutto e non sarà mai tutto. Ogni tanto arriva o spunta una notizia su questo mondo meraviglioso che ha da sempre accompagnato la storia dell'uomo. Per questo, volutamente, ho omesso di citare la bibliografia che sarebbe enorme. Molti argomenti sono stati semplificati per una migliore comprensione dai parte dei profani a cui umilmente mi sono rivolto. Il web diventa, per chi vuole, un vasto territorio di "caccia" e i curiosi saranno accontentati e forse stimolati a cercare ancora. Io stesso in questi giorni passati a scrivere ho appreso informazioni che ignoravo totalmente e che immediatamente sono stato felice di condividere. E di questa attenzione ringrazio chi mi legge e "Letteratura Capracottese" che dà voce a queste scombiccherate righe.
Francesco Di Nardo

