Un giorno
- Letteratura Capracottese
- 3 ore fa
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Non pianger mamma,
io sono in te
e sento il tuo lamento,
non pianger mamma
perché un giorno
sarò il tuo bambino.
Lo vedi mamma,
son'ora il tuo bambino
ma in fasce non mi stringere
come fossero prigioni,
un giorno sarò il tuo monello.
Lo vedi mamma,
veloce corro nel borgo
come fossi una gazzella
ma non muovermi rimprovero
perché un giorno
alunno modello io ti sarò.
Lo vedi mamma,
prima della scuola
infreddolito cammino
a piedi scalzi
su sentieri di campagna
in cerca d'un rifugio:
la bella casa abbandonata,
distrutta dalle bombe.
Lo vedi mamma,
il primo della classe!
Ma togli l'entusiasmo
dal tuo cuore
se un giorno
traguardi miglior conquisterò.
Lo vedi mamma,
vol'alto in cielo
tra cirri e cumuli,
venti, saette e piogge;
nei pressi della luna
forte e veloce
romba il motore:
pur sopra la tua casa
e vedo te che preghi
dinanzi al focolare.
Ma triste è il momento,
s'impenna l'ala,
in vite cado e
dopo più nulla;
soltanto un letto d'inferno
che tiene lontano dal mondo.
Lo vedi mamma,
mi tocca daccapo
ma un giorno ti prometto
ancor fiera di me
ti sentirai.
Lo vedi mamma,
anche la cattedra:
già professore di diritto
per alunni ragionieri
che mi sovrastano in età.
Lo vedi mamma,
un giorno altre vie
ancor percorrerò.
Lo vedi mamma,
adesso, magistrato,
i cattivi io giudico ed i buoni
nell'insegnamento di papà:
l'onestà e sempre l'onestà!
Sii felice mamma,
un giorno ancor ti stupirò:
or sono un principe del foro,
per l'assoluzione di Giovanna
contro lo stupro del violento!
Ed infine mamma,
un giorno di nuovo cambierò:
pur se canuto e stanco,
or verso la poesia e
con umiltà racconterò
i miei ricordi
perché sento forte la mancanza:
tornare in te,
nel liquido amniotico restare ed
ascoltare ancora il tuo lamento.
Ugo D’Onofrio


