• Letteratura Capracottese

Le urlanti madri


Il "pilone" nella creazione artigianale di Leo Giuliano.

Il nostro posto era quello, sempre lo stesso, per tutta l'estate.

Ci facevamo navigare barchette di carta, ci lanciavamo con forza i sassi dentro per far schizzare l'acqua fino in cielo, camminavamo sul bordo e spesso ci cascavamo dentro, catturavamo gli esserini neri che ci vivevano dentro e li mettevamo in barattoli di vetro o di latta, ci buttavamo i gatti dentro pensando di farli annegare, costruivamo piccoli canali e dighe per deviare l'acqua che debordava, le nostre mani sempre dentro quell'acqua gelida, i piedi sempre bagnati e infangati...

Tutta le nostre giornate alla Fundione passavano intorno al Pilone.

Quando all'ora tarda, ben oltre il calar del sole, le cucchiarellate, le zampate e le minacce delle urlanti madri ci costringevano ad abbandonare il nostro pilone per rientrare a casa, noi, con la tristezza nel cuore, acconsentivamo ma la notte sarebbe passata in fretta e al sorgere del sole, lì, al solito posto, il pilone ci attendeva.

Il "centro estivo" della mia infanzia... il pilone.


Leo Giuliano


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