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La festa triennale della Madonna di Loreto


Il Santuario di S. Maria di Loreto di Capracotta (foto: V. Fiadino).

A Capracotta ogni tre anni, nei giorni sette, otto e nove settembre, si festeggia la Madonna di Loreto, la cui statua si trova nella chiesetta poco distante dal paese.

Non si sa se la data 1622 riportata sulla facciata si riferisca alla sua costruzione o riedificazione. Nel settembre del 1978 l'edificio consacrato al culto cristiano fu eretto a santuario.

Circa la statua della Madonna ci sono diverse leggende. La scrittrice Lina Pietravalle (1887-1956), in un racconto pubblicato su "Il Tempo" nel gennaio del 1951, parla della Madonna degli Alberi: «un dì lontanissimo orde di predoni decisero di abbattere la foresta, di venderla e di fabbricarci uno strano paese; erano anche persuasi che nel suo cuore cupo fossero nascosti antichi tesori. L'albero alfiere era meravigliosamente bello, rigoglioso, giovane. Appena l'accetta del brigante arrivò a recidere il tronco, cadde recisa pure la mano e la Madonna apparve in cima. Il secondo brigante, schiumando rabbia, appiccò il fuoco all'albero, ma anche la sua mano bruciò come una foglia secca. Nessuno osa più da allora infrangere la legge severa della foresta, la sua ricchezza è di tutti i montanari, appartiene al paese».

Un'altra leggenda dice che un giorno in agro di Capracotta, in un bosco di fronte al quale si ergeva una piccola cappella, la Madonna apparve ad un carbonaio intento ad abbattere un pero selvatico. L'albero si lamentava dei colpi della scure; il carbonaio, spaventato, scappò via; dopo un poco si fermò, si girò e vide tra i rami del pero l'abbagliante figura della Madonna. L'uomo raccontò tutto ai suoi compaesani e l'albero divenne oggetto di culto per circa un mese, finché un giorno i fedeli si accorsero che la pianta non era più al suo posto; nella vicina cappella però era apparsa magicamente una struttura lignea raffigurante la Madonna di Loreto. Il simulacro non era altro che il tronco del pero.

La Madonna di Loreto (protettrice dei viandanti) si chiama così perché il suo culto si diffuse soprattutto presso le popolazioni dellItalia meridionale come i capracottesi che praticavano la transumanza, dopo che, secondo quanto si narra, la casa della Madonna fu portata a Loreto dai crociati e francescani, smontata pezzo a pezzo e ricomposta sulla collina. Ogni anno a settembre, prima di lasciare il paese, i pastori con le greggi si radunavano davanti alla chiesa, per salutare Capracotta e invocare la protezione della Madonna per il periodo di lunga assenza. Anche il Capitolo, collegio di undici sacerdoti, aveva molte pecore e proprietà in Puglia, ricavandone cospicui proventi che permisero agli inizi del 1700 la costruzione della maestosa chiesa madre consacrata nel 1725 e il regalo della dote alle ragazze povere del paese.

Il culto della Vergine lauretana è molto sentito da tutti i capracottesi; anche quelli che vivono molto lontano cercano di non mancare ogni tre anni nei giorni sette, otto e nove settembre alle solenni celebrazioni in suo onore. C'è il motto: «chi l'otto settembre non è venuto, o è morto o si è perduto». La sera del sette la statua della Vergine viene trasferita in processione dal santuario alla chiesa madre. Il giorno otto, dopo la messa solenne, si svolge una lunghissima processione per le strade del paese addobbato con bandierine, palloncini a forma di fiori e con coperte di seta e drappi raffiguranti la Vergine alle finestre. Le celebrazioni terminano il giorno nove con l'atto di consacrazione alla Madonna, recitato in piazza da tutto il popolo; segue poi il trasferimento della statua al santuario.

Molto suggestiva è la sfilata dei cavalli che, riccamente addobbati, scortano la statua della Madonna di Loreto per un tratto di strada e, abilmente addestrati, La salutano con uno scalpitante inchino, quando la sera del sette esce dalla chiesetta e quando il nove vi rientra.


Giuliana Carnevale

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