• Letteratura Capracottese

La festa di Sant'Anna a Capracotta


Un momento della festa di Sant'Anna di Capracotta nel 2017.

Storia e rappresentazione

Nata nell'attuale Distretto Nord d'Israele, secondo alcuni vangeli apocrifi Anna era figlia di Achar, della tribù di Levi, nonché sorella di Esmeria, madre di santa Elisabetta e nonna del Battista. Giuseppe d'Arimatea era suo zio materno. Fu sposata con Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù del Regno di Giuda e della stirpe di Davide, ma non produsse prole a causa della sterilità del marito. Umiliato pubblicamente, Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori.

Mentre erano separati - in piena similitudine col mistero mariano - un angelo sarebbe apparso ad Anna e Le avrebbe annunciato l'imminente concepimento d'un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si incontrarono presso la Porta Aurea di Gerusalemme: la maggior parte degli autori medievali vede nel loro casto bacio il momento dell'immacolato concepimento di Maria.

Secondo la tradizione Anna e Gioacchino, con Maria bambina, abitavano a Gerusalemme nei pressi dell'attuale Porta dei Leoni, nella parte nordorientale della città vecchia, laddove ci sono i resti della piscina di Betzaeta. Oggi nel luogo dove avrebbero abitato e dove sarebbe cresciuta Maria sorge una chiesa costruita dai crociati nel XII secolo, dedicata a sant'Anna e custodita oggi dai cosiddetti padri bianchi.

In un viaggio compiuto nel settembre 2013 in Terra Santa ho avuto modo di visitare questa chiesa e di soffermarmi su alcune peculiarità della figura di Anna. Innanzitutto la chiesa vede sventolare un tricolore d'Oltralpe, visto che i padri bianchi (o missionari d'Africa) sono nati per mano di un vescovo francese e si occupano da secoli di custodire luoghi situati in zone monopolizzate da altre confessioni.

La piscina probatica (VIII secolo a.C.) situata nel cortile della chiesa è proprio quella nominata nel Vangelo secondo Giovanni come il luogo in cui avvenne il miracolo del Nazzareno a favore del paralitico. Prima degli eventi biblici, la piscina si rendeva necessaria per la pulizia e lavaggio dell'area limitrofa, visto che lì venivano compiuti numerosi sacrifici di sangue. All'interno della chiesa, che sorge esattamente sull'abitazione di Anna e Gioacchino, è possibile ammirare una bellissima statua in marmo di Anna, costruita da P. Potet di Nantes verosimilmente alla fine del XIX secolo.

Sul portone della chiesa è poi visibile una lunga iscrizione in arabo, retaggio dell'occupazione ottomana: si narra che Saladino decise di non radere al suolo questo luogo infedele per la grandiosa acustica interna, tanto che decise di trasformarlo in una madrasa, la scuola coranica.

La tradizione vuole che le reliquie della Santa furono salvate dalla furia distruttiva di Longino, lo stesso centurione che trafisse il corpo esanime di Cristo. I resti furono poi custoditi in Terra Santa finché ad opera di alcuni monaci non giunsero in Francia dove rimasero per anni. Durante le famose incursioni ottomane, l'intero corpo fu chiuso in una bara di cipresso e murato, per precauzione, in una cappella scavata sotto la nascente cattedrale di Apt, in Provenza.

Molti anni dopo avvenne il ritrovamento, preceduto e seguìto, secondo i racconti, da diversi miracoli che portarono all'identificazione del corpo, grazie perlopiù ad una scritta in greco. In seguito ne avvenne la smembratura e divisione fra i nobili ed il clero, anche se attualmente il teschio è custodito nella Cappella Palatina del castello dei Ventimiglia di Castelbuono, in provincia di Palermo. Tra i presunti miracoli si annovera quello del lumino, rimasto acceso accanto alla bara di cipresso per anni nonostante l'assenza di aria.

Celeberrime sono le raffigurazioni di Anna eseguite da Giotto nel 1305 nella cappella degli Scrovegni, a Padova. Ma, a partire dall'Alto Medioevo, si diffuse l'iconografia di sant'Anna Metterza (con Maria e il Bambino Gesù), ripresa anche dal Masaccio e da Leonardo. Denominata per il rango in ordine di importanza, la Santa, "messa a fare da terza", sostiene in grembo la Madonna che a sua volta regge il Bambino Gesù seduto sulle ginocchia. Chi volesse ammirare una delle più importanti sculture lignee di sant'Anna Metterza (fine XIII sec.) può recarsi presso la curia arcivescovile di Chieti.

Festa di popolo

La mia bisnonna Carmela Sciullo (1868-1940) con sei dei suoi undici figli.

A Capracotta, la festa di S. Anna nacque probabilmente il 26 luglio 1919, su insistenza della mia bisnonna Carmela Di Tella, nata Sciullo, per grazia ricevuta. Questa consisteva nella preghiera di nonna Carmela di far tornare dalla Grande Guerra quattro dei suoi sette figli maschi, arruolati nel Regio Esercito. Tornarono tutti vivi (alcuni familiari dicono che rientrarono a Capracotta proprio nel giorno di sant'Anna) e, anche se due di loro morirono poco dopo per malattie comunque non contratte in guerra, la mia ava si adoperò per rendere grazie alla Santa tramite l'istituzione di una festa religiosa popolare. I quattro figli di Carmela impegnati sul fronte erano Giuseppe (classe 1891), Raffaele (1893), Michele (1897) e Costantino Di Tel