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Mangiare il pesce a Capracotta: le macarèlle



In principio era il preservativo che, sbarcato in Italia assieme alle truppe anglo-americane, venne subito ribattezzato "goldone", storpiatura lessicale del nome originale "Gold One". In realtà sono tanti i casi in cui un termine o un marchio straniero è stato italianizzato dagli strati più bassi del popolo il quale, dopo aver recepito quei prodotti come rivoluzionari, ne ha voluto salvaguardare l'unicità cercando di non corromperne il nome.

Puntualmente è accaduto il contrario.

A Capracotta è celebre il caso delle macarèlle, un dignitoso ed economico pesce azzurro in scatola meglio conosciuto col nome di sgombro. In un paese di alta montagna il pesce era infatti qualcosa di estremamente esotico, di mai provato, ancor più della frutta, che perlomeno arrivava a singhiozzo dalla vicina Puglia. I contatti di Capracotta con le località marittime erano pressoché assenti finché, al termine della Seconda guerra mondiale, cominciarono a giungere i primi alimenti a base di pesce: probabilmente la scapècia (razza marinata nello zafferano), tipica del litorale molisano, e le macarèlle.

Quest'ultime devono il loro nome dialettale alle scatole d'importazione vendute negli spacci di Capracotta negli anni '50, sulle quali era scritto a caratteri cubitali mackerel, che in inglese significa proprio "sgombro". Acquistare un barattolo di macarèlle significava essere al passo coi tempi del boom economico, significava poter variare la dieta, monopolizzata da pane, latte e legumi, significava integrare l'alimentazione con minerali, vitamine e proteine facilmente digeribili.

Perché si sa, da che mondo è mondo, che il pesce fa bene.


Francesco Mendozzi


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