top of page

Quando... (I)



Quando le donne tiravano l'acqua dal pozzo e lavavano i panni al fiume o al vallone, le figlie, premendo un bottone della lavatrice, hanno trasformato il bucato in un gioco televisivo.

Quando spinti dalla fame i nonni emigravano, i nipoti spinti dalla noia vanno alle Maldive con il charter.

Quando le contadine stremate dalla fatica a trent'anni ne dimostravano cinquanta, oggi le cinquantenni restaurate dalla chirurgia ne dimostrano trenta.

Quando delle banche non si fidava nessuno e la gente metteva i soldi nel materasso, oggi non ci sono più soldi né in banca, né sotto al materasso.

Quando i non professionisti venivano chiamati ladri di polli, i professionisti moderni i polli neanche li conoscono.

Quando per una influenza si moriva e i nonni sapevano bene che la spagnola non era una bella ragazza.

Quando a Capracotta si valorizzava la neve facendone gelati d'estate, oggi la neve ci porta solo disagi.

Quando si mettevano le zanzariere alle finestre per non fare entrare le mosche e i tafani.

Quando dietro il portellone delle finestre c'era il vaso da notte, oggi il vaso è sia di notte che di giorno e si chiama...

Quando d'inverno per fare a palle di neve venivano i geloni alle mani.

Quando a Capracotta gli unici pesci erano quelli che si formavano la notte sulle grondaie e si mangiava solo baccalà.

Quando la "povertà" non era una colpa e tantomeno una vergogna.

Quando i contadini erano tanti e gli operai pochissimi.

Quando se andava bene si mangiava carne solo di domenica.

Quando fiorivano cento mestieri ormai scomparsi.

Quando si viaggiava solo a piedi e quelli agiati andavano in calesse.

Quando le case erano scaldate dalle stufe economiche, oggi sono piene di termosifoni.

Quando le donne andavano in campagna e si coprivano il volto con il fazzoletto per restare bianche, oggi le figlie vanno al mare per abbronzarsi e diventare scure.

Quando chi possedeva dieci lire andava in banca ed apriva un conto.

Quando d'estate si mettevano i pantaloni corti e i sandali con le lunette (ferrùcce).

Quando le vetture non erano automobili ma cavalli, muli e asini.

Quando i bambini giocavano con le carrozze ma non erano quelle dei treni.

Quando c'erano i pidocchi e le pulci, oggi tranne qualche persona matura chi li conosce?

Quando del maiale non si buttava niente e con il grasso si faceva il sapone, ed era una disperazione se usciva magro.

Quando reperti archeologici della memoria era la pallina di vetro che sigillava la gassosa.

Quando il rosolio era difeso dai tracannamenti clandestini da un segno di matita.

Quando eravamo avvolti dalle fasce dal torace in giù come un gigantesco salame, le fasce attuali servono per tenere insieme le articolazioni.

Quando i nostri padri boscaioli andavano a dormire per la stanchezza e al posto del pigiama bastava allentare di un buco la cinta.

Quando si mangiava il pollo se morente e si ammazzava quello sano solo se era morente un componente della famiglia.

Quando si toglievano le mutande lunghe solo la mattina del 15 agosto e la sera si rimettevano.

Quando i nostri genitori si alzavano alle tre di notte senza caricare la sveglia, oggi alle tre di notte mancano ancora due ore per andare a dormire.



Quando per curare il raffreddore si metteva dentro al bicchiere con latte e miele un goccio di cognac, che nelle case della piccola borghesia entrava come medicinale, perché per il piacere di berlo era considerato uno scialo dal punto di vista economico, un cedimento da quello morale.

Quando al compito in classe la maestra scrisse: «Povero di idee, lo porterai firmato da tuo padre», il quale commentò: «Firmato da me è ancora più povero». Era soltanto una battuta ma mio padre era fatto così.

Quando si andava a scuola con il grembiule e lo scudetto per indicare la classe, e si andava in fila al bagno a orario stabilito.

Quando d'estate si doveva guardare il grano o le lenticchie messe sopra le racanèlle ad asciugare dagli assalti delle fameliche galline.

Quando l'unica immondizia che si produceva era un poco di cenere, ora siamo sommersi non dalla cenere...

Quando le sigarette si vendevano sfuse e senza filtro.

Quando gli sci erano di legno, senza lamina, ed avevano gli attacchi fatti di pelle e gomma fissati con i chiodi e venivano chiamati chiòppe.

Quando l'ultimo dell'anno si entrava dentro le case per rimediare qualche cosa, e si lanciava un sasso dicendo: «Ti manda questo mamma» e si cominciava a cantare «Bon ìnne e bon ànne è menùte Capedànne, è menùte l'ànne nuóve, Ddìe bendìca vàcche e vuóve», e un altro dei ragazzi seguiva con «Jennàre jennaróne va scupànne cuatenàre e cascióne» e ancora «Gìnche e gìnche daj ne pòche de salgìccia e ne i ne dà tanta pòca ca se strùje pe re fuóche e se la casa ha pèrse l'ùse auànne che bbè pòzza sta chiùse», e dopo la maledizione il risultato era garantito e si festeggiava tra amici aspettando l'anno nuovo. Oggi i ristoranti sono tutti pieni, è difficile trovare posto se non prenoti.

Quando mia nonna Nicoletta metteva sotto la cenere i carboni per accendere il fuoco il giorno dopo.

Quando si chiedeva qualche soldo ai nonni e se andava bene ne davano solo la metà.

Quando si cresceva con i no, i sì erano rari e preziosi.

Quando i vicini erano di casa e sapevano tutto della tua famiglia.

Quando non c'era la televisione e in famiglia si era in troppi.

Quando il monaco a Capracotta non faceva parte della chiesa ma serviva a scaldare il letto.

Quando i cappotti erano pochi e la gente si copriva con i tabarri (cuappòtte a ròta).

Quando il rattoppo era una regola ai pantaloni, i più "gettonati", dalle maglie ai giacchetti tutti si poteva rattoppare o rovesciare.

Quando il mattarello non serviva solo per tirare la sfoglia e fare le fettuccine.

Quando dalla Puglia portavano le squisite e dolciastre carrube (vainèlle).

Quando si mangiava la polenta, ricordo ancora quando la faceva mio padre alla carbonara, era squisita.

Quando le nostre mamme facevano il pane ogni venti giorni da Pasqualino e, oltre alla farina, ci mettevano le patate, e si mangiava sempre pane fresco grazie al prestito delle pagnotte.

Quando si faceva merenda e il companatico era solo lo strutto, olio e zucchero, o caffè e zucchero, o acqua e zucchero.

Quando i bambini avevano i denti cariati anche grazie alla pupazza e gli adulti li avevano rotti perché mangiavano patate bollenti e bevevano acqua gelata, erano pochi quelli che si salvavano.

Quando si parlava solo in dialetto e non si conosceva il tu o il lei, ma soltanto il voi.

Quando si andava in pellegrinaggio a piedi, oggi si va in processione alle feste e si comincia di mattina ascoltando la banda.

Quando i contadini sostituivano i libri con proverbi appresi dai genitori, che a loro volta li avevano appresi dai loro nonni. Esempio: rosso di sera bel tempo si spera, cane non mangia cane, l'occhio del padrone ingrassa il cavallo, quando i gatti non ci sono i topi ballano, troppi galli a cantare non fa mai giorno, a caval donato non si guarda in bocca, prima di vendere la pelle conviene ammazzare l'orso, e altri...


Lucio Carnevale


 

Fonte: L. Carnevale, Quando..., Capracotta 2020.

571 visualizzazioni
bottom of page