LETTERATURA CAPRACOTTESE
GARE DI SCI A CAPRACOTTA
Istituto Nazionae Luce (1929)
"Gare di sci a Capracotta"
GARE DI SCI A CAPRACOTTA
Istituto Nazionae Luce (1929)
"Gare di sci a Capracotta"
IL RATTO DI BECKENBAUER
Flop TV (2009)
"La villa di lato"
di Maccio Capatonda (1978)
IL RATTO DI BECKENBAUER
Flop TV (2009)
"La villa di lato"
di Maccio Capatonda (1978)
IL RATTO DI BECKENBAUER
Flop TV (2009)
"La villa di lato"
di Maccio Capatonda (1978)
IL RATTO DI BECKENBAUER
Flop TV (2009)
"La villa di lato"
di Maccio Capatonda (1978)
VIRGILIO JUAN
CASTIGLIONE
Le arie popolari musicate da artisti capracottesi
NUNZIO
BACCARI
(1666-1738)
ALFONSO
FALCONI
ALFONSO
FALCONI
ALFONSO
FALCONI
NUNZIO
BACCARI
(1666-1738)
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- Capracotta, la capitale del fondo
L'articolo del Corriere dello Sport su Capracotta. Capracotta. Il nome è certamente originale, un po' buffo e provoca, per dirla con Luigi Campanelli, appassionato storico di questo piccolo centro del Molise, «sollazzevoli motteggi al nostro arrivo tra i nuovi condiscepoli del ginnasio». Gli studi per spiegare l'etimologia e il significato del nome di questo paesino di 1.200 abitanti, situato in cima ad una delle montagne molisane, sono svariati e non risolvono la curiosità in modo certo. Sta di fatto che questo nome resta sicuramente impresso nella mente di chi viene a scoprire l'offerta di turismo per trascorrere vacanze serene e tranquille. Come restano indelebilmente memorizzate le immagini del paesaggio, delle valli, della gente. Capracotta offre la possibilità di vacanze a prezzi accessibili, ed è questo il punto di forza della piccola località turistica molisana. «Rispetto alla concorrenza di stazioni affermate e più grandi, riusciamo ad offrire una qualità dei servizi, dovuta praticamente alla cura ed alla dedizione verso il turista» dice subito Fernando Di Nucci, attivissimo assessore al turismo, che ha peraltro realizzato un bellissimo sito per i navigatori di internet ( www.capracotta.com ). Attenzione, è necessario digitare la desinenza "com" anziché "it" proprio perché l'originalissimo e simpatico nome di Capracotta era stato subito incamerato da chi fa la corsa alla registrazione dei siti. Fiore all'occhiello di questa stazione turistica è la pista "Mario Di Nucci" a Prato Gentile (1.573 m.), alle falde del Monte Campo, dove sono localizzati gli impianti per la pratica dello sci di fondo. Questa pista, regolarmente omologata dalla Fisi, è stata sede degli Assoluti di sci di fondo svoltisi qui nel 1997, nei quali trionfò la Belmondo che confidò agli ospitalissimi amministratori comunali di essere rimasta affascinata per la bellezza del paesaggio e la validità della pista di fondo che si sviluppa attraverso uno splendido bosco di faggi e di abeti, per una linghezza di circa 15 chilometri. La pista ha tre anelli di percorrenza, dei quali due per la pratica agonistica ed uno per quella turistica e per la fase di pre-riscaldamento degli atleti; l'impianto è costituito dallo stadio con le corsie di partenza e di arrivo per le gare individuali ed a staffetta, gli spogliatoi, spazi di preparazione e controllo dei materiali, la tribuna per il pubblico. Ed è proprio attraverso lo sci di fondo che l'assessorato al turismo di Capracotta vuole dare maggiore impulso all'attività turistica. «Siamo particolarmente preparati in materia, avendo ricevuto i complimenti dei responsabili Fisi in occasione dello svolgimento degli Assoluti del '97, per cui vorremmo portare da queste parti nuove competizioni a livello nazionale ed internazionale che solitamente si svolgono presso circuiti meglio pubblicizzati. La nostra struttura per la pratica dello sci di fondo è obiettivamente qualificata. Non mancano le strutture ricettive, in zona, e gli impianti sono rispondenti alle esigenze del turista, con due seggiovie ed una sciovia per risalire le piste che si snodano per oltre due chilometri», sottolinea Fernando Di Nucci. La bellezza di questo piccolo centro è costituita dal fatto che si può uscire con gli sci ai piedi da pensioni, residence ed alberghi, avviandosi verso gli impianti di risalita senza fare uso dell'automobile. Le offerte turistiche sono allettanti. Spiega ancora Di Nucci: «In periodo di alta stagione, la pensione completa vene offerta a meno di 500.000 lire, con una diminuzione del 20% nel periodo di bassa stagione, mentre un weekend costa 160.000 che diventano 200.000 con il nolo degli sci e l'acquisto dello ski-pass». Per gli amanti dello sci alpino e soprattutto di quello di fondo, questa località è veramente ideale. Peraltro offre pure la possibilità di brevi escursioni per andare a visitare l'interessante sito archeologico di Pietrabbondante oppure Agnone, bellissimo centro culturale. Da visitare a Capracotta, invece, la chiesa di Santa Maria Assunta, che sorge sulla parte più elevata del centro urbano, con le pregevoli opere di artigiani. Dal sacro al profano per sottolineare la "pezzata", sagra dell'agnello alla brace e della pecora bollita che si tiene annualmente la prima domenica di agosto nella splendida cornice del pianoro di Prato Gentile. Antonio Caggiano Fonte: A. Caggiano, Capracotta, la capitale del fondo , in «Corriere dello Sport», Roma, 7 dicembre 2000.
- La "Gente di montagna" di Capracotta a Pozzale di Cadore
Qua avéme nate e qua éma murì... La fotografia di Capracotta a Pozzale di Cadore. Susanna da Cortà è la curatrice del progetto "Gente di montagna", una passeggiata fotografica e sonora che è possibile vivere per le strade di Pozzale di Cadore (1.054 m s.l.m.), un piccolo paese delle Dolomiti bellunesi, amministrativamente ricadente nel comune di Pieve di Cadore. "Gente di montagna" è una mostra fotografica a cielo aperto con grandi fotografie affisse sui muri esterni delle case. Le oltre 100 foto raccontano di popoli di montagna di tutto il mondo. Durante un festival di musica popolare, la Cortà ha conosciuto Silvio Trotta dei Musicanti del Piccolo Borgo e, parlando con lui, ha pensato che «ci piacerebbe moltissimo avere una foto di Capracotta che rappresenta sicuramente nell'Italia centrale il vero paese di montagna». Sono stato dunque contattato dalla curatrice ed, onorato di tanta attenzione, ho offerto la mia completa disponibilità al progetto. Dopo aver compreso quale fosse il taglio della mostra e quali le caratteristiche più profonde, ho optato per una fotografia storica di Capracotta che definirei "epica", una foto che è in grado di raccontare la montagna con la neve, il popolo e la speranza del futuro, la tecnica e la religione. Proveniente dalla collezione di Sebastiano Sammarone, lo scatto è del 7 marzo 1950 e mostra il Capracotta-Clipper sulla strada provinciale Montesangrina. Sul gigantesco automezzo americano (giunto a Capracotta meno di 2 mesi prima), oltre al manovratore, vi sono altre 6 persone, perlopiù spalatori. Lo spazzaneve, infatti, sta aprendo la strada ad un'autocorriera stracolma di giovani. Quel torpedone proviene da Roma e trasporta i seminaristi dell'oratorio salesiano di Andria, guidato allora dal nostro don Carmelo Sciullo (1915-2018), che ovviamente è a capo del gruppo. La comitiva religiosa era infatti stata a Roma due giorni prima, il 5 marzo, per assistere alla «grandiosa apoteosi» della beatificazione di Domenico Savio, dopodiché, su insistenza del direttore Sciullo, si era diretta alla volta di Capracotta. Il cronista di quella spedizione scrisse che « è inutile qui ricordare le varie peripezie e la neve che ci salutò al primo apparire del più alto paese delle montagne dell'Appennino. Non da tralasciare nella cronaca il famoso spazzaneve americano che ci aiutò a raggiungere il tanto desiato paese ». Tornando alla mostra "Gente di montagna", la fotografia selezionata aveva bisogno di una parte audio, poiché ogni pannello deve prevedere un QR code grazie al quale sia possibile ascoltare una storia su quel determinato paese montano. Anche in questo caso, ho optato per una soluzione che rappresentasse pienamente la nostra gente, la sua indole mite, la vita di sacrifici, le difficoltà dell'inverno e l'innata allegrezza che la pervade. La scelta è caduta su Antonio Mendozzi " r'Amecùne ", del quale ho rubato uno spezzone dell'intervista resa ai microfoni Rai durante il programma "Bellitalia" del 1995. La grossa fotografia - con dimensioni 190x130 cm - è stata installata il 30 settembre scorso e, ad oggi, chiude il percorso espositivo di "Gente di montagna" in quel di Pozzale di Cadore, luogo incantato ed incantevole. La didascalia, scritta da me in italiano ed inglese e riportata sul lato basso della fotografia, recita: Capracotta, 7 marzo 1950, lo spazzaneve americano Walter Snow-Fighter apre la strada ad un pullman che trasporta seminaristi in visita al paese, archivio Sebastiano Sammarone. Capracotta, 7th March 1950, the American snowplow Walter Snow-Fighter clears the way for a bus carrying seminarians visiting the village, Sebastiano Sammarone archive. Il 13 novembre, finalmente, mi sono recato a Pozzale di Cadore per turismo. Era ora di pranzo e ho preferito non disturbare Susanna da Cortà. Assieme a mia moglie, però, abbiamo abbiamo fatto il giro completo di "Gente di montagna", prima di riprendere la strada di casa, felici di aver portato l'eco di Capracotta fin sulle Dolomiti... Francesco Mendozzi
- Omaggio al sindaco Frank Costello
Signor Presidente, per alcuni di noi il servizio pubblico è parte del nostro essere. Coloro che hanno scelto questa strada rinunciano a una parte della loro vita per il miglioramento della loro comunità. Nessuno esemplifica questo meglio del sindaco di Beverly Frank Costello. Per 6 decenni, il sindaco Costello ha dedicato disinteressatamente il suo tempo e il suo duro lavoro al suo Paese e alla sua comunità. A partire dalla Seconda guerra mondiale e continuando durante la guerra di Corea, questa Medaglia di Bronzo ha servito il suo Paese nell'esercito degli Stati Uniti, ritirandosi nel 1968 col grado di capitano. Dopo il suo eroico servizio militare, Frank Costello ha rivolto il suo talento alle esigenze locali. È stato eletto al consiglio comunale di Beverly nel 1968, una posizione che ricopre ancora oggi. Nel 1972, ha avuto successo nella corsa a sindaco ed è stato lealmente riconfermato in carica a ogni elezione. Sebbene questo possa sembrare sufficiente alla maggior parte delle persone, Frank Costello ha continuato a dare alla comunità. Ha ricoperto la carica di presidente della Beverly Sewerage Authority dal 1985, del City Planning Board per oltre 20 anni e di presidente della Burlington County League of Municipalities negli ultimi 12 anni. Inoltre, è stato presidente del Beverly City Democratic Party dal 1986 ed è stato presidente della New Jersey Mayors Association dal 1990 al 1996. Sebbene non apparteniamo allo stesso partito politico, so che i residenti di Beverly, repubblicani, democratici e indipendenti, potevano contare su Frank Costello per raggiungere i migliori interessi della comunità. A nome dei residenti della città di Beverly, del 3° Distretto congressuale e del popolo degli Stati Uniti, vorrei ringraziare il sindaco Frank Costello per la sua dedizione, lealtà ed instancabile sforzo nel servire la sua comunità e il suo Paese. Jim Saxton (trad. di Francesco Mendozzi) Fonte: J. Saxton, Tribute to Mayor Frank Costello , Congressional Record, CXLII:133, Trenton, 24 settembre 1996.
- L'abisso di Francesco Paolo Potena in mostra a San Vito al Tagliamento (PN)
L'inaugurazione della mostra "L'abisso. Storie di internati nei lager nazisti". Il 25 gennaio scorso si è tenuta l'inaugurazione della mostra "Nell'abisso. Storie di internati nei lager nazisti", curata dagli studenti delle classi 4 ª H e 5 ª E dei licei "Le Filandiere" di San Vito al Tagliamento (PN), in Friuli-Venezia Giulia. La mostra, divenuta un'iniziativa fissa all'interno della programmazione per il Giorno della Memoria, è stata ospitata all'interno dell'Antico Ospedale dei Battuti ed è rimasta aperta fino al 9 febbraio, raccogliendo storie, immagini e testimonianze in uno spazio che gli studenti hanno allestito con grande cura e sensibilità: un progetto che ogni anno permette agli studenti di approfondire i temi di questa importante ricorrenza per imparare ad esprimere creativamente i concetti e le emozioni che scaturiscono. Sono intervenuti all'inaugurazione il sindaco sanvitese Alberto Bernava, la dirigente de "Le Filandiere" Carla Bianchi, la consigliera dell'assemblea nazionale A.N.E.D. Alessandra Maieron, il presidente dell'A.N.P.I. locale Francesco Indrigo e i docenti che hanno coordinato il progetto. Il pannello di Potena. Tra i ragazzi e le ragazze che hanno dato vita alla mostra, spicca il nome di Francesca Paola Potena, pronipote di quel Francesco Paolo Potena che, tra il 27 e il 28 marzo 1945, fu tra i 130 internati italiani barbaramente uccisi dai nazisti nel massacro di Hildesheim. Francesca - figlia di Paolo e nipote diretta di Lorenzo, a sua volta figlio del sergente maggiore Potena - ha voluto rendere omaggio al suo avo, allestendo un'apposita sezione dedicata all'ancor poco conosciuto eccidio di Hildesheim. Quest'anno, infatti, ricorreva l'80° anniversario di quel tragico evento e le autorità della cittadina tedesca avevano invitato i discendenti del militare italiano a presenziare alla cerimonia, ma purtroppo nessuno si è potuto recare in Germania. Resta la memoria di un massacro che, a guerra quasi terminata, testimoniò al mondo quanto fosse infame e disumano il regime nazista e che, nello specifico, colpì al cuore una famiglia capracottese, togliendole ingiustamente un padre. Per questo motivo, ci tengo a diffondere il video in cui Francesca racconta la storia del suo bisnonno, nella speranza che arrivi alle orecchie di chi vorrebbe risolvere con la guerra ciò che dovrebbe risolversi con la diplomazia... Francesco Mendozzi
- I sindaci di Capracotta
Gentiluomini in ciaspole e sci in corso S. Antonio (foto: G. Paglione). Col dominio napoleonico, attraverso la legge n. 132 dell'8 agosto 1806 «sulla divisione ed amministrazione delle provincie del Regno», fu introdotto in Italia un sistema di organizzazione dei poteri locali a scala gerarchica e di tipo piramidale, che rispecchiava in tutto quello francese. Il territorio venne ripartito in dipartimenti, distretti, cantoni (elettorali) e comuni. Al dipartimento era preposto un prefetto, nominato dal ministro dell'Interno, al distretto un sottoprefetto e al comune un podestà che era al contempo capo dell'ente e delegato del Governo. Con la caduta di Napoleone e la conseguente Restaurazione, il nuovo sistema di organizzazione amministrativa fu generalmente mantenuto intatto, essendosi rivelato piuttosto efficiente. Il primo sindaco di Capracotta fu Giuseppe Mosca, eletto nel 1807 e rimasto in carica sei mesi, lasciando il posto a Vincenzo Di Tella. Quello attuale è invece Candido Paglione, eletto primo cittadino il 6 giugno 2016, dopo aver ricoperto la medesima carica nel quinquennio 1995-2000. In questi 212 anni di storia - ovvero dall'istituzione dei registri dello Stato civile, indipendenti da quelli parrocchiali - Capracotta conta 43 diversi sindaci in ben 62 elezioni amministrative, svoltesi con modalità molto diverse tra loro, dall'elezione in seno al consiglio di epoca borbonica, duosiciliana e sabauda alla gestione podestariale del regime fascista, fino al procedimeno elettorale democratico, nato dopo l'istituzione della Repubblica Italiana, basato sulla chiamata quinquennale. Il primo sindaco di cui ho testimonianza scritta è Domenico Castiglione, sindaco dal 1° gennaio al 31 dicembre 1811, che in una lettera dell'11 settembre riguardante i problemi alimentari di Capracotta, offriva all'intendente regio un quadro di profonda depressione del nostro paese: la netta prevalenza della pastorizia, l'assenza di vigne e di alberi da frutto, qualche lembo di terra a grano e mais «con poco frutto»; della patata dava invece un giudizio quasi entusiastico: «La raccolta è sempre buona – scriveva – e quindi si è assai moltiplicata», fungendo da cibo per la «gente volgare» e da ingrasso per i porci. Gli unici sindaci a compiere due mandati completi sono stati, nell'ordine, Ruggiero Conti, Luigi Campanelli, Gregorio Conti, Carmine Di Ianni, Mario Comegna e Antonio Vincenzo Monaco. Tuttavia, qualsiasi giudizio si voglia dare sui nostri sindaci passati, presenti e futuri, credo che il fatto di ricoprire la carica di primo cittadino di Capracotta debba essere vissuto come un onore smisurato. Per fini di consultazione, presento la lista completa dei sindaci della nostra cittadina dal 1807 ad oggi: Giuseppe Mosca (1807) Vincenzo Di Tella (1807-08) Giacomo Carugno (1808-10) Domenico Castiglione (1811-12) Giuseppe Di Ianni (1813-14) Domenico Conti (1814-15) Vincenzo Di Tella (1816-17) Giuseppe Mosca (1818-22) Leonardo Antonio Falconi (1822-25) Giuseppe Fantozzi (1825-26) Carlo Conti (1828-31) Bernardo Falconi (1831-34) Domenico Carugno (1834-36) Francesco Falconi (1837-40) Domenico Carugno (1840-43) Michelangelo Campanelli (1843-45) Berardino Conti (1846) Giuseppe Falconi (1846-49) Amatonicola Conti (1849-52) Gaetano Campanelli (1852-54) Giovanni Conti (1855-57) Croce Conti (1858-60) Amatonicola Conti (1860-62) Croce Conti (1862-67) Amatonicola Conti (1867-69) Ruggiero Conti (1870-74) Agostino Conti (1874-76) Ruggiero Conti (1876-85) Cesare Conti (1886-87) Agostino Conti (1887-89) Giangregorio Falconi (1890-95) Luigi Campanelli (1895-1904) Tommaso Conti (1904-05) Alfredo Di Ciò (1907) Agostino Santilli (1907-09) Alfredo Conti (1910-13) Amato Nicola Conti (1914-20) Alfredo Conti (1921-25) Gregorio Conti (1926-35) Ermanno Santilli (1935-36) Filiberto Castiglione (1937-43) Nicola Ianiro (1944-45) Salvatore Di Rienzo (1945-46) Gennaro Carnevale (1946-52) Nicola Ianiro (1952-1956) Vittorino Conti (1956-60) Carmine Di Ianni (1960-70) Michele Conti (1970-75) Mario Comegna (1975-85) Antonino Sozio (1985-90) Ciro Mendozzi (1990-95) Candido Paglione (1995-2000) Pasquale Di Nucci (2000-06) Antonio Vincenzo Monaco (2006-16) Candido Paglione (2016-oggi) Francesco Mendozzi Bibliografia di riferimento: C. Felice, Il Sud tra mercati e contesto. Abruzzo e Molise dal Medioevo all'Unità , Angeli, Milano 1995; G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni , vol. III, Di Mauro, Cava de' Tirreni 1952; F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese , voll. I e II, Youcanprint, Tricase 2016-2017; A. Mosca, Monografia su Caprasalva (Capracotta) , Lampo, Campobasso 1966; N. Mosca, Libro delle memorie, o dei ricordi , Capracotta 1742-1947.
- 24 marzo 1946: le mancate elezioni amministrative di Capracotta
Il sindaco Gennaro Carnevale e lo stemma della Democrazia Cristiana. Le prime elezioni dell’Italia liberata si svolsero in cinque tornate: per usare le parole di un padre costituente, Giulio Andreotti, la «vera rivoluzione antifascista e democratica» iniziò il 10 marzo 1946, quando «venne restituita agli italiani l'arma del voto». Le elezioni per i consigli comunali di 5.722 comuni italiani – che riguardarono il 71,6% della popolazione – si svolsero il 10, 17, 24 e 31 marzo ed il 7 aprile. L'Italia avrebbe di lì a poco scelto la forma repubblicana ma, al tempo dei fatti che mi accingo a raccontare, il nostro Paese era ancora una monarchia, guidata dal vecchio e inadeguato Vittorio Emanuele III. Il Ministero dell'Interno paventò da subito problemi di ordine pubblico, visto che quelle del '46, le prime elezioni in tempo di pace, erano anche le prime da quando il fascismo era caduto, per cui era concreto il timore che la guerra civile che aveva lacerato il Paese si riversasse nei dintorni dei seggi elettorali. La tensione portò il ministro dell'Interno Giuseppe Romita, socialista, a reclutare circa 15.000 uomini, fra cui molti provenienti dai ranghi partigiani, tanto che sui giornali di destra si parlò di «una nuova forma di milizia». A parte alcuni pur gravi problemi in Toscana, Puglia e Calabria, l'esasperazione la si raggiunse soltanto in Sicilia, a causa del mai sopito separatismo. Tuttavia, le elezioni si svolsero in un clima più che accettabile e la partecipazione al voto, ovunque alta, si rivelò maggiore al Nord (85,4%) che non al Sud (78%) – numeri diversissimi da quelli odierni (62,2% nel 2024), anche se le elezioni amministrative hanno solitamente mostrato affluenze apprezzabili. Il dato elettorale definitivo del 1946 restituisce la fotografia di una nazione nettamente divisa: la Dc prevalse in 2.034 comuni eleggendo 36.635 consiglieri; le liste di sinistra ottennero circa 2.000 comuni ottenendo 36.508 seggi; nel mezzo tutte le altre sigle, dai liberali ai repubblicani, fino alle liste di destra. Capracotta e il suo capoluogo, Campobasso, rientrarono nella terza tornata elettorale, quella del 24 marzo 1946. A Capracotta, a fare le funzioni di sindaco vi era allora Salvatore Di Rienzo (figlio di Carmine), classe 1915, insediato l'anno prima dal Governo militare alleato per gestire provvisoriamente gli affari comunali, che riguardavano precipuamente la ricostruzione post-bellica. Nulla, dunque, avrebbe fatto presagire che Capracotta sarebbe diventato un caso nazionale, poiché le prime libere votazioni, di fatto, non ebbero luogo. Nonostante che le elezioni, stando alle note ufficiali del Ministero dell'Interno, si tennero «nella massima tranquillità» in tutto lo Stivale, «si apprende che nel comune di Capracotta, a causa della accertata assenza di molti elettori, le elezioni sono state rinviate a data da destinarsi». Sull'edizione del 26 marzo 1946 del "Giornale dell'Emilia" (il futuro "Resto del Carlino"), la redazione spiegò che «gli incidenti che si segnalano finora sono di scarsa entità. Il più singolare è quello accaduto a Capracotta (provincia di Campobasso) dove gli elettori [...] per ragioni sconosciute ma certamente di carattere locale non si sono presentati a votare. Capracotta è un paese di montagna, stazione di sport invernali. La popolazione si è allontanata dal paese in massa disperdendosi per la campagna. Il prefetto di Campobasso ha rinviato le elezioni a data da destinarsi». Per capire cosa fosse successo, bisogna rileggere la lettera spedita da Capracotta al quotidiano indipendente "Il Minuto" e da questo pubblicata il 30 marzo 1946 sotto un titolo decisamente satirico: "Le allegre elezioni di Capracotta". Il comunicato dell'anonimo corrispondente affermava che: Secondo notizie ufficiali le elezioni, che dovevano svolgersi il 24 marzo sono state rinviate per la presunta assenza di un'alta percentuale di elettori. Nulla di meno esatto: la verità è che una cricca di fascisti locali, nella impossibilità di far trionfare la propria lista, a mezzo di un esposto con non poche firme apocrife, ha fatto presente al Ministro dell'Interno che i socialisti ed i comunisti di Capracotta (quali?) sono temporaneamente assenti per ragioni di lavoro. La popolazione di Capracotta è indignata per il provvedimento, notificato solo qualche ora prima dell'inizio delle elezioni. L'anonimo redattore, dunque, si diceva sicuro che a far "saltare" le elezioni per il nuovo Consiglio comunale di Capracotta fosse stata «una cricca di fascisti locali», la quale aveva presentato un esposto al Ministero dell'Interno per denunciare l'assenza in blocco dei socialisti e dei comunisti. Non appare più credibile che, se avessero avuto conto dell'assenza degli elettori di sinistra, i presunti fascisti avrebbero avuto gioco facile nel «far trionfare la propria lista»? E perché il corrispondente stesso si chiede, non senza un filo di sarcasmo, quali siano «i socialisti ed i comunisti di Capracotta», aumentando la confusione generata dal suo comunicato? Gregorio Conti e Filiberto Castiglione, podestà di Capracotta in guerra tra loro. Il candidato sindaco Dc Gennaro Carnevale (1899-1967), chimico di fama e farmacista di successo, pubblicò allora una controrisposta su "Il Molise" – «Organo indipendente del Movimento Regionale» – per spiegare la propria opinione a riguardo, giacché si desume che egli fu uno dei sostenitori del posticipo elettorale. Carnevale, infatti, era sicuramente addentro agli eventi politici locali del suo tempo e probabilmente conosceva anche chi si celava dietro l'anonima lettera spedita a "Il Minuto". Egli presumeva che a scrivere la missiva fosse stato «uno di quelli che al fascismo si iscrissero solo per convenienza personale, quando già si era capita la via che il fascismo avrebbe seguito, e quando coloro che al fascismo stesso avevano data da tempo la loro onesta adesione se ne allontanarono». La questione, quindi, appare tutta interna al defunto Pnf o, meglio, al Fascio di Capracotta, che fino a tre anni prima era stato dilaniato dalla battaglia interna tra i due podestà del paese, Gregorio Conti (1871-1943) e Filiberto Castiglione (1889-1973). Questa faida – che rimontava ad inizio '900 e che era definitivamente deflagrata in seno alla Banca di Capracotta, messa in liquidazione il 6 marzo 1937 – aveva diviso per decenni, in modo crudo e crudele, l'intera comunità capracottese, poiché ogni persona, ogni famiglia, ogni azienda, ogni istituzione (persino l'arciprete!), erano in qualche modo affiliate all'una o all'altra fazione. A questo volgare sistema di spartizione del potere cittadino venne dato il nome di quiŝtióne capracuttése (questione capracottese). Ad ogni modo, nella quiŝtióne erano coinvolti tantissimi personaggi che avevano non solo aderito al fascismo – difficile dire chi per convenienza e chi per convinzione – ma, in virtù di detta adesione, avevano tenuto le redini amministrative ed economiche del paese, che allora contava poco meno di 4.000 abitanti. Il candidato sindaco Gennaro Carnevale, autoassoltosi dalle responsabilità fasciste in quanto autoinseritosi tra «coloro che al fascismo stesso avevano data da tempo la loro onesta adesione [e] se ne allontanarono», nel 1946 scrisse che «la lista degli elettori è di oltre 2.000 nomi [e] il numero degli elettori presenti il 24 marzo non raggiungeva la quarta parte; erano cioè presenti meno di 500 elettori». A queste parole possiamo dar credito sulla base di alcune specificità locali. Nel mese di marzo, infatti, circa metà degli uomini capracottesi era in Puglia per la transumanza invernale, per cui era fisicamente lontana dal seggio elettorale di appartenenza. Dobbiamo poi ricordare che agli inizi del 1946, ben prima del referendum del 2 giugno, la ricostruzione di Capracotta non era nemmeno cominciata, per cui molti di coloro che erano stati sfollati nel dicembre '44, non avevano fatto rientro in paese (e di certo non sarebbero rientrati d'inverno) per il semplice fatto che non avevano ancora una casa in cui stabilirsi. Le elezioni del 24 marzo 1946, insomma, furono il primo fallimentare banco di prova della politica locale democristiana alle prese col suffragio universale e con un'Italia che stava rapidamente cambiando, pur restando vittima di quei personaggi che, defilati, avevano fatto il bello e il cattivo tempo nel precedente regime. Carmine Di Ianni e don Michele Di Lorenzo. La gestione del Comune di Capracotta divenne un affare tutto interno alla Dc, in cui personaggi come Gennaro Carnevale, Nicola Ianiro (1899-1959) e Vittorino Conti (1916-1977) riproposero un correntismo intrapartitico che, a differenza di quello nazionale, aveva ben poco di idealistico. Quello strapotere democristiano, che non fece a meno di metodi autoritari, terminò nell'autunno del 1960, quando la lista dell'Abete, capitanata da un giovane avvocato capracottese, Carmine Di Ianni (1933-2003), a seguito di un risultato elettorale plebiscitario, sembrò rompere gli antichi gangli del potere locale, rimettendo Capracotta sulla strada della democrazia e della modernità. Francesco Mendozzi Bibliografia di riferimento: AcR, Come ieri si è votato , in «Giornale dell'Emilia», II:81, Bologna, 25 marzo 1946; AcR, La terza giornata elettorale nei risultati che si vanno delineando , in «Giornale dell'Emilia», II:82, Bologna, 26 marzo 1946; AcR, Le allegre elezioni di Capracotta , in «Il Minuto», II:82, Roma, 30 marzo 1946; G. Andreotti, Una forza , in «Il Popolo», III:73, Roma, 27 marzo 1946; P. L. Ballini, La rifondazione della democrazia nei Comuni: la legge elettorale amministrativa e le elezioni comunali del 1946 , in P. L. Ballini (a cura di), Le autonomie locali. Dalla Resistenza alla I legislatura della Repubblica , Rubbettino, Soveria Mannelli, 2010; G. Carnevale, La verità sulle elezioni di Capracotta , in «Il Molise», III:5, Roma, 20 aprile 1946; F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese , vol. I, Youcanprint, Tricase 2016; G. Saluppo, I Comuni molisani sotto il simbolo del Littorio. Amministrazioni, podestà e politica nella costruzxione del consenso , La Gazzetta, Campobasso 2015.
- "Piacere Molise" a Capracotta
Il logo della mostra-mercato "Piacere Molise". Successo di visitatori nei primi tre giorni della mostra mercato, favorito anche dalla concomitanza del Ferragosto. Sembra veramente nata sotto una buona stella questa manifestazione che, ad onta dei soliti detrattori di casa nostra, ha trovato una collocazione ideale sia come periodo che come localizzazione. Il caldo particolarmente intenso che da qualche giorno avvolge l'intera regione, determina nella serata l'arrivo di boccheggianti curiosi che attratti dalla prospettiva di una fresca brezza ristoratrice che solo Capracotta può offrire grazie alla sua altitudine, restano poi inevitabilmente coinvolti dalla semplicità ed immediatezza con cui si accede alla mostra mercato, e da quanto è stato predisposto per rendere gradevole la permanenza, di alcune ore, nel piccolo centro altomolisano. Il piano bar a piazza Falconi e gli spettacoli al Belvedere sono affollatissimi. Si calcola, con stima prudenziale, che nelle prime giornate l'affluenza media sia stata di almeno 5.000 presenze al giorno. Gli stessi espositori sono soddisfatti non tanto del volume di affari conclusi, quanto delle prospettive future. Grazie a questa iniziativa della Camera di Commercio di Isernia, si sono finalmente gettate le basi per uno sviluppo, nel senso più ampio della parola, della presentazione e della commercializzazione dei prodotti tipici sia dell'artigiano che agroalimentari del Molise. Una strada a senso unico, questa, da percorrere necessariamente in tempi brevi, se si vogliono ottenere tangibili benefici in senso di immagine, approfittando delle occasioni favorevoli create da "Piacere Molise", non inficiate da strategie politiche di tipo assistenzialistico che hanno caratterizzato, per l'assenza di risultati positivi, tutte le azioni promozionali sviluppate negli ultimi decenni in regione. Partendo dal postulato che volere è potere, le forze imprenditoriali artigiane debbono tendere ad esprimersi al meglio nel contesto di un libero mercato del quale siamo entrati a far parte, quello europeo, in cui la concorrenza non è determinata necessariamente dal prezzo, ma può anche essere qualità superiore o inventiva, condizioni che i molisani sono pienamente e tecnicamente in grado di soddisfare. Da questo all'incremento delle forze di lavoro attualmente forzatamente inoperose e quindi ad un rilancio di attività produttive nelle zone interne, oggi tagliate fuori dalle grandi vie del commercio, il passo è breve. Continuano anche stasera, organizzate dall'A.R.E.S., le animazioni per i bambini al Belvedere, che sono riuscite validamente a diversificare le consuete abitudini al gioco. Grande anche l'attesa per la caccia al tesoro di giovedì pomeriggio, 19 agosto, che coinvolgerà l'intera Capracotta e terminerà con le premiazioni intorno alla mezzanotte. Numerosa ieri la partecipazione al torneo di tressette ad eliminazione diretta, che ha riscosso un successo quasi travolgente. Capracotta. La città ha accolto personalità ed ospiti, per l'inaugurazione della prima edizione di "Piacere Molise", in una giornata di sole splendido con un cielo di un azzurro incontaminato. La sobria architettura delle case dalle facciate linde, di colore appena appena grigio, la nota civettuola del colore dei gerani, lo sventolio delle tante bandiere tricolore, contribuiscono a trasmettere nel clima di festa un senso di ordine e pulizia. Gli stands allestiti per la manifestazione sono tutt'uno con il tessuto urbano, con case, bar, negozi, ove protagonisti attivi nel rendere viva e palpitante questa mostra sono gli abitanti e gli stessi visitatori. Proverbiale è l'ospitalità del luogo. Non sfugge però la'amrezza che questo paese serba per essere stato un po' sempre abbandonato, forse per troppo tempo. Aver scelto Capracotta come sede per ospitare questa prima edizione di "Piacere Molise" che ha, nei progetti, carattere itinerante, ha riempito di orgoglio gli abitanti, ed è proprio grazie alla proverbiale ospitalità che la presenza di circostanza, non molto gradita, di politici che non posseggono secondo l'opinione più diffusa, particolari meriti, è stata comunque accettata. Non bastano certamente il sole di pieno agosto ed una fiera per riscattare d'un colpo solitudine ed isolamento durati troppi anni. All'orgoglio si accompagnava l'incredulità, quasi si avvertisse, in una giornata di festa come questa, il pericolo incombente di un ennesimo inganno perpetrato all'Alto Molise e alla stessa Capracotta. I politici, agli occhi della gente comune, non sembrano più possedere il carisma di un tempo: la corte dei personaggi che di tale potere si alimentava è già visibilmente scemata. All'attuale iniquo sistema di vita si contrappone un futuro ancora più minaccioso. Lo sanno tutti che i tempi delle vacche grasse sono irrimediabilmente finiti, un banchetto al quale, purtroppo, aggiungono in molti con amarezza, la gente di queste montagne non ha mai partecipato. V. T. Fonte: V. T., 15 mila le presenze a Capracotta. Nei soli primi tre giorni "Piacere Molise" supera ogni aspettativa , in «Il Messaggero» , Roma, 17 agosto 1993.
- 27-28 marzo 1945: l'eccidio di Hildesheim
Paolo Potena (1910-1945). Nostro padre si chiamava Francesco Paolo e nacque a Capracotta nell'anno 1910 da Leonardo e Maria Giuseppa Sozio. Terzo figlio dei sette: sei maschi ed una donna di nome Erenia, l'unica ancora vivente, di anni 89. Fu chiamato alle armi, per la prima volta, all'età di anni 21, ossia nel 1931 e rinviato in congedo provvisorio illimitato per aver due fratelli in servizio militare. Nell'anno 1939 fu richiamato alle armi per esigenze militari di carattere eccezionali e partì per l'Albania, alla quale l'Italia aveva dichiarato guerra. Nell'anno successivo (1940) ritornò per una breve licenza ma fu costretto a ripartire per la Grecia, perché l'Italia aveva dichiarato guerra anche a quest'ultima. Trascorse un lungo periodo tra la Grecia e l'Albania, interrotto da brevi ritorni a casa, e ai confini tra queste due nazioni si trovava il 3 settembre, insieme ad altri soldati italiani, sbandati e abbandonati, e senza ordini dal comando militare, perché Badoglio aveva firmato la resa dell'Italia con gli Inglesi e gli Americani. Tra il 9 e il 20 di settembre, invece, arrivarono i tedeschi che lo fecero prigioniero. Deportato in Germania, fu internato in un campo di concentramento, dove nostro padre incontra il compaesano Igino Paglione, destinati ai lavori forzati. I due lavorarono come internati militari in una miniera per l'estrazione del ferro: nostro padre all'aperto, mentre Igino era in miniera alla profondità di 120 metri. La miniera si trovava nella cittadina di Peine, da dove poi furono trasferiti in quella di Hildesheim, a nord della Germania, vicino ad Hannover. Il 22 marzo 1945 la città fu bombardata dagli Americani e dagli Inglesi e furono colpiti essenzialmente le vie di comunicazione e i depositi di cibo. Gli italiani internati furono chiamati a collaborare per aiutare i feriti, a dissotterrare i morti dalle macerie del bombardamento, a ripulire le strade. Nell'ambito di questi lavori, il 26 marzo, era la Settimana Santa, furono portati a sgomberare i resti di un magazzino di viveri della Gestapo. L'edificio era stato completamente distrutto ed i generi alimentari erano divenuti inservibili a causa dell'incendio. Per questo motivo, gli stessi soldati tedeschi che erano di guardia al deposito, avevano autorizzati gli abitanti del quartiere e gli internati militari italiani a prendere le scatolette di formaggio, visto che erano a digiuno da qualche giorno. Nel tardo pomeriggio i soldati italiani, mentre facevano ritorno ai loro alloggi, si imbatterono in pattuglie di polizia, Gestapo e SS, dalle quali vennero perquisiti, portando in prigione tutti coloro che furono trovati in possesso delle scatolette di formaggio, in base alla legge marziale allora in vigore per la quale ogni azione di "sciacallaggio" era punita con la morte. Nell'azione di controllo fu sorpreso anche nostro padre, il quale, pur essendo stato avvertito da qualche soldato della presenza della polizia, proseguì per la sua strada con le scatolette di formaggio in tasca, con la convinzione di non aver commesso nulla di male. Ma le sue buoni ragioni non fecero cambiare idea e comportamento alle SS e allo Gestapo, che lo presero e lo portarono, insieme ad altri, alle carceri che si trovavano vicino al cimitero. Dove, alcuni vi rimasero e fra essi, forse, anche nostro padre, accatastati nelle gabbie di ferro, altri furono portati sulla piazza del mercato della città. Ecco come il prof. Loreto Di Nucci, sulla rivista "Il Mulino", in "Ultimi fuochi di ferocia nazista. Il massacro degli internati militari italiani di Hildesheim nel marzo 1945" ricostruisce ciò che avvenne in piazza e poi nella prigione: Nella piazza del mercato, dove si era radunata una piccola folla plaudente, incominciarono le impiccagioni, con modalità raccapriccianti. I prigionieri venivano fatti sdraiare faccia a terra, in attesa di andare al patibolo. Quando arrivava il loro turno, prima dovevano partecipare al recupero della salma di chi li aveva preceduti e poi erano costretti a salire su un bidone alto sessanta centimetri. A questo punto, un funzionario della Gestapo, o lo stesso Huck (un componente delle autorità locali del regime nazionalsocialista) metteva loro un cappio intorno al collo, il bidone veniva spostato e iniziava l'agonia del condannato. Per velocizzare le operazioni, un aiutante del boia tirava i prigionieri per le gambe. Gli ultimi cadaveri vennero lasciati penzolare dalla forca, con un cartello in cui era scritto: "Chi saccheggia muore". Lorenzo Potena e Michele Potena Fonte: https://www.combattentiereduci.it/ , 28 marzo 2019.
- A padre Placido
Padre Placido da Capracotta ( 1882 - 1938) Ho scritto un'altra pagina, che avrà, per me, valore, nel libro dei ricordi, aperto innanzi al cuore. Mi mostrerà continuo quel volto e la gentile voce di padre Placido in quel mattin d'aprile. Voce tanto simpatica quanto giusta e severa. Raccomandava sempre la pace e la preghiera. Pensai che un suo consiglio premevami sentire e, come s'io sapessi che lui dovea morire, volli ascoltarlo subito, quel "Padre" atteso tanto, senz'aspettar domenica. ma quel Giovedì Santo. Penultima giornata di sua santa missione! Chi sa quanto soffriva, spiegando la Passione. Si crede fece appello a tutta l'energia, per l'ultima sua predica, il dì dell'agonia. Andai dunque prestissimo ad aspettarlo in chiesa, con molta convinzione di una non breve attesa. Lo vidi invece subito passare, a me vicino, diretto alla preghiera, col suo devoto inchino. Guardavo attentamente quel volto, e la figura. La vera parte angelica di quella creatura febbricitante, pallido; pensai: quello che vede costui, continuamente è Paradiso e fede!... Chi sa la sua preghiera fin dove s'innalzava... Chi sa se allora l'angelo, la Stella, lo chiamava. Ed io tutto commosso lo contemplavo a fianco. Gli sorrideva l'anima, malgrado il corpo stanco pel suo diabete cronico. La sola medicina, per lui, era la predica, e volontà divina. Lunga fu la preghiera. Breve, per me, la scena... Poi sollevò la candida pupilla sua serena e vidi un po' sorridere quel sofferente viso, quell'anima di santo chiamata in Paradiso. La settimana dopo spirò questo signore, il cui suo nome caro, ci rimarrà nel cuore. Non ho mai visto piangere tutto un paese intero, ed io ne son convinto che più lo piange il clero. Maestro inarrivabile, di ferma convinzione, eletto per difendere la santa religione. Addio buon padre Placido, o meglio, santo dico, educator di popolo, sincero nostro amico. Quel tuo consiglio datomi l'ho già nel cuore inciso. Ed ora dall'eterna tua gloria, in Paradiso, in ogni tua preghiera ricordati di noi, di chi ne ha più bisogno e dei parenti tuoi. ( 1938 ) Nicola D'Andrea
- Suggestioni del bosco: primavera
Il Giardino della Flora appenninica in primavera (foto: F. Mendozzi). Il sole fattosi più dolce accarezza paterno ogni forma indebolita, l'invita a riaversi; s'infila delicato tra i fusti umidi fino alle radici per scuoterne il cuore. Anfratti gelati come forzieri conservano gioielli di neve che raggi più forti trasformano in grandi occhi liquidi. Il tepore rinnovato smuove la resistenza dei corpi freddi fino al risveglio quando braccia inerti di spavento si affidano all’aria, catturano la luce e vestendosi di gemme si colorano. Il suolo addolcito snoda legami precari, rompe silenzi forzati, apre varchi sbarrati a creature ridestate dal sonno che si affacciano prima timide e poi liete. Una linfa nuova corre nelle membra riavute e così in modo quasi impercettibile tènere foglie di giada e fiori di seta si aprono, mandano profumi tenui ma penetranti di sorpresa, si moltiplicano per incontenibile entusiasmo che si espande rapido a rallegrare tutto intorno, oltre il limite del bosco. Flora Di Rienzo
- Un giorno nella vita della... famiglia Masciotra
Michela Carnevale e la figlia, Lucia Masciotra, si apprestano a servire la pasta. Le due donne preparano quotidianamente a mano la pasta per i familiari. In talune regioni la pasta fatta a mano è ancora molto diffusa, in altre è ormai divenuta un piatto da buongustai, soppiantata dalla pasta prodotta industrialmente. Questa fotografia fa parte del volume "Un giorno nella vita dell'Italia", pubblicato nel 1990 dalla Rizzoli. Si tratta di un sorprendente fotolibro nato dopo che 100 famosi fotoreporter internazionali si erano dati appuntamento in Italia in un giorno X per immortalare il Belpaese da tutti i punti di vista, restituendo allo spettatore le 24 ore italiane d'un giorno qualsiasi. 100 grandi fotografi, sarebbero stati inviati in ogni angolo del nostro territorio nazionale, dove avrebbero dovuto eternarne gli attimi della vita politica, culturale, economica, artistica, naturale e sociale. La data prescelta dai direttori del progetto Jennifer Erwitt e Roy Rowan fu quella del 27 aprile 1990. Fu così che gli artisti atterrarono a Roma domenica 22 aprile, dopodiché ricevettero 50 rullini di pellicola Kodak e tutte le informazioni relative alla propria destinazione finale. Dopo una foto di gruppo scattata in Campidoglio ed un breve corso di fotografia tenuto ai giovani scolari romani, i fotografi partirono ognuno per la sua meta. Dalla mezzanotte del 26 fino alla mezzanotte del 27 aprile, sarebbero stati liberi di scattare fotografie. Tra le mete del progetto, fu scelta anche la vicina Agnone, dove venne inviato Nick Kelsh, nativo del North Dakota, un fotografo che aveva già pubblicato su "Time", "Life", "Newsweek", "National Geographic", "Forbes", "Fortune" e "Business Weeks", ottenendo numerosi premi. Nel 1986 egli aveva lasciato il "Philadelphia Inquirer" per fondare a Philadelphia, assieme ad altri, i Kelsh-Marr Studios, una società specializzata nella progettazione grafica e nella fotografia pubblicitaria per grandi gruppi industriali. Il suo reportage molisano per "Un giorno nella vita dell'Italia", però, più che sulle bellezze di Agnone si concentrò su una famiglia in particolare, quella dei Masciotra, con una fotografia relativa all'ora di pranzo ed un'altra per la cena, la cui didascalia recitava: È ora di cena a casa Carnevale. La famiglia divide pastiasciutta e vino con alcune guardie forestali, riconoscibili per le maglie grigie con strisce verdi sul braccio, che lavorano nei dintorni. Le guardie forestali, che dipendono dal Ministero dell'Agricoltura, svolgono anche compiti di polizia. In questa seconda fotografia di pagina 182, infatti, si vede una grossa tavolata composta dal guardaboschi Michele Beniamino re Brecciajuóle , a centro scena, assieme ai colleghi forestali di Ateleta e ad altri compaesani. Alla sua sinistra, infatti, siede Ermando Paglione Taccóne , mentre a capotavola sta Ferdinando Masciotra, marito della signora Michela, la quale, coi tipici grembiule ( mandèra ) e fazzoletto ( maccatùre ) sul capo, sta parlando coi commensali. Alla sua sinistra la figlia Lucia, invece, tiene in braccio il paffuto primogenito Simone Beniamino. Nick Kelsh, dunque, invece che starsene ad Agnone, trascorse la giornata in casa Masciotra, situata in territorio di Capracotta, al confine con Castel del Giudice, probabilmente il più bel casale ( massarìa ) della nostra campagna, per realizzare la sua campagna fotografica. Dopo aver pubblicato, nel 1996, "Naked Babes" - il suo fotolibro di maggior successo -, Kelsh è diventato anche un affermato insegnante di fotografia. Chissà se ricorda ancora quelle giornate trascorse in Alto Molise alla ricerca del soggetto ideale... Francesco Mendozzi Bibliografia di riferimento: P. Ansaldo (a cura di), Un giorno nella vita dell'Italia , Rizzoli, Milano 1990.
- Capracotta in gita a Pompei
L'avevamo detto e l'abbiamo fatto. Per sabato 17 maggio abbiamo organizzato un secondo viaggio culturale, che ci porterà a Pompei (NA), dove nella mattinata visiteremo il parco archeologico, riconosciuto dall'Unesco "patrimonio dell'umanità", il cui nucleo originario venne fondato dagli Osci – una nostra vecchia conoscenza! – e nel pomeriggio faremo visita al Pontificio Santuario di Pompei, dove il fondatore Bartolo Longo (che a breve verrà canonizzato) si avvalse anche delle offerte dei duchi di Capracotta, i quali esportarono il culto della Madonna del Rosario di Pompei nel nostro paese, nella cui Chiesa di S. Antonio è possibile ammirare l’omonimo altare. Partiremo di buon'ora da Capracotta, su pullman gran turismo, alla volta di Pompei, dove arriveremo in tempo per conoscere le nostre bravissime guide, laureate in Archeologia, le quali ci porteranno per oltre 2 ore nei vicoli e nelle strade della città romana di Pompeii. Dopo un pranzo al sacco, nel primo pomeriggio ci recheremo al Santuario della Beata Vergine Maria del S. Rosario, dove chi vorrà, potrà assistere alla S. Messa delle 16:00 presso l'altare della Madonna. Gli altri avranno il tempo libero di conoscere le piazze e i negozi di Pompei città. È comunque possibile salire sul campanile del Santuario, da dove si gode una vista mozzafiato sulla Valle di Pompei, sul Golfo di Napoli e, nelle giornate più limpide, sulle isole di Capri e di Procida, le cosiddette "Perle del Golfo". Il prezzo della gita è di 50 €, riservato ai membri della nostra Associazione e comprensivo delle spese di viaggio, del biglietto nominale d'ingresso, delle guide professionali e del noleggio degli apparecchi audio. Ogni altra spesa va considerata a carico dei partecipanti. La caparra è di 20 € da consegnare a Francesco Mendozzi entro domenica 6 aprile, a cui potete chiedere informazioni circa i dettagli e le modalità di viaggio, oltre che eventuali riduzioni (al di sotto dei 25 anni, infatti, esistono degli sconti che diminuiscono sensibilmente il prezzo della gita). Forza, andiamo a scoprire Capracotta all'infuori di Capracotta: farlo insieme è veramente più bello! Consiglio direttivo di Letteratura Capracottese APS
- A.D. 1607: la seconda più antica data epigrafica di Capracotta
L'iscrizione di via Maiella (fotoel.: F. Mendozzi). Convenzionalmente, un'epigrafe è un testo esposto pubblicamente su pietra, il cui intento è quello di tramandare la memoria di un evento storico, di un personaggio o di un atto. Le parole sono incise, altre volte dipinte, e l'epigrafe si può trovare sia in un luogo chiuso (chiesa, cappella, palazzo ecc.) sia all'aperto (piazza, via, cimitero ecc.). Solitamente le iscrizioni sono realizzate in lettere maiuscole, ma a caratterizzarle non è tanto lo stile della scrittura bensì l'adozione di acronimi o di particolari registri linguistici, improntati generalmente a concisione e solennità, in funzione del contenuto, del contesto e dello scopo comunicativo. In altri casi, le epigrafi si limitano ad annotare l'anno in cui un determinato evento è avvenuto. Limitandoci alle sole date epigrafiche, a Capracotta si contano, allo stato attuale, almeno sei manufatti di qualche rilievo storico, antecedenti all'epoca repubblicana ed escludendo quelle riportanti le date di costruzione apposte, tra il XIX e il XX secolo, sugli architravi di alcuni portoni di palazzi privati. Come tutti sapranno, la più antica data incisa su pietra è quella del 1589 presente sul campanile della Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta, data che ricorda l'edificazione del campanile stesso, rimasto pressoché inalterato dopo la ricostruzione della chiesa avvenuta a fine Seicento. La seconda più antica data epigrafica sta invece nella pietra murata sulla facciata del Santuario di S. Maria di Loreto, che reca la data del 1622, anno in cui papa Gregorio XV spedì una bolla al clero di Capracotta, dopo che questo aveva « fatto costruire, ingrandire, ampliare ed abbellire con elemosine proprie e con quelle di altri credenti una Chiesa o Cappella sotto il nome di Santa Maria di Loreto, vicino [all'abitato] ma fuori delle mura della predetta terra ». Le iscrizioni del 1589 (Chiesa Madre) e del 1622 (Santuario di S. Maria di Loreto). In ordine cronologico ascendente, la terza iscrizione è quella di cui ho parlato in un articolo del 16 dicembre scorso, recante la data del 1700, posta su un architrave abbandonato tra le erbacce del rione S. Giovanni. È importante segnalare in questa sede anche l'epigrafe (non più visibile) di via Carfagna, riportante un cristogramma, una ricerca che, nel luglio 2019, mi appassionò molto, in quanto scoprii che i numeri incisi non erano una data bensì un versetto dal Vangelo di Luca, riferito alla Congregazione della Visitazione e Morte di Gesù Cristo. La quarta data è quella del 1873, incisa nei mattoni del rinforzo neogotico della Chiesa Madre, a cui pure ho dedicato un articolo nel maggio del 2019. Per quanto attiene l'età unitaria, invece, possiamo ammirare il fregio massonico del "Verrino Trionfante" del 1893 su via Nicola Falconi ed il miliario di epoca fascista posto tra corso S. Antonio e via S. Maria di Loreto. Grazie ad un'imbeccata di Pasquale Potena e Giuseppe D'Andrea, si può affermare, con assoluta certezza, che vi è un'altra data epigrafica, la seconda in ordine di antichità, sul territorio urbano di Capracotta, precisamente in via Maiella, dove, sulla facciata retrostante di un palazzo, è possibile ammirare la data dell'Anno Domini 1607 (foto di copertina). Quel palazzo ha l'affaccio principale su via S. Giovanni 91. Sul retro di questo palazzo è apposta la data del 1607. Le domande cruciali che sorgono sono principalmente due: La data del 1607 a cosa è legata e cosa vuol raccontare? Perché l'incisione è posta sul retro di un palazzo piuttosto che sul fronte? Per tentare di rispondere al primo quesito, possiamo consultare il libro dei fuochi di Capracotta del 1732: tra le famiglie più agiate residenti del rione di S. Giovanni dal XVII secolo figurano quella di Savino Campanelli, di Domenic'Antonio de Maio e di Giovanni Mosca. È probabile che una di queste famiglie benestanti abbia edificato nel 1607 il proprio stabile, che oggi ha uno stile plausibilmente diverso rispetto a quello del progetto originario. Prima della divisione in tre diversi appartamenti, è infatti probabile che le due rampe di scale frontali facessero da corona al portone d'ingresso. Gli altri due palazzi signorili del rione di S. Giovanni, infatti, sono quello al civico 65 di via S. Giovanni e quello al civico 16 di piazza Gianturco (che probabilmente era il Palazzo De Maio, una delle famiglie più ricche di sempre a Capracotta). Il retro del palazzo. Se questa ipotesi può in qualche modo giustificare l'edificazione a settentrione, nel neonato quartiere della borghesia cittadina, di un palazzotto, tuttavia non convince pienamente né spiega come mai la data epigrafica sia stata incisa sulla facciata retrostante, quella che affaccia sulla valle del Sangro, quasi a strapiombo dei Ritagli, con l'iscrizione che, tra l'altro, è in posizione estremamente laterale ed anonima, quasi randomica, rispetto alla simmetria della pianta del palazzo stesso. La grossa pietra rettangolare con la data dell'Anno Domini 1607 sta infatti all'angolo con la cosiddetta "tomba di Rascia", uno dei sottopassaggi tipici di quel quartiere. È possibile soltanto asserire che, se l'epigrafe non è "riciclata" da un altro fabbricato, questo palazzo è più antico del Santuario di S. Maria di Loreto. Per risolvere entrambi i quesiti, dunque, sono costretto ad azzardare alcune ipotesi. Due anni prima, nel 1605, il feudo di Capracotta era stato confermato a Isabella Caracciolo, che aveva dovuto adire le aule di tribunale poiché, alla morte di sua nonna Aurelia d'Evoli, la ripartizione dei feudi di famiglia era stata oggetto di usurpazioni. Capracotta, d'altronde, faceva gola a tanti, poiché proprio in quegli anni la nostra industria armentizia stava provocando un costante e cospicio aumento del P.I.L. locale: aumentavano i capi di bestiame, aumentavano gli scambi commerciali di lana, aumentavano le rendite su pascoli ed erbaggi, aumentava l'indotto legato alla transumanza, aumentavano del pari le dimensioni del paese stesso. In quel clima di boom economico, Capracotta conobbe persino un aumento nella domanda di "servizi spirituali", tanto che nel 1603 era ufficialmente nata una congrega legata all'ordine di san Filippo Neri e unita a doppio filo con i «preti dell'oratorio dell'Annunciata d'Agnone», i quali avevano preso integralmente le regole della Confederazione di Roma. Dopo quello principale di Agnone, l'oratorio di Capracotta era uno dei quattro che sarebbero dovuti sorgere sul territorio diocesano di Trivento «et tutti havranno da stare sotto la santa obedienza di V. S. e de la sua religione». L'iniziativa ebbe presto risonanza, tanto che alla metà di giugno le cinque piccole comunità di preti «riformati» erano attive. Il 13 giugno 1603, nel giorno della festa della SS. Trinità, fu inaugurata la congregazione filippina di Capracotta, con grande soddisfazione di tutto quel popolo. «Essi vivono sotto li nostri et vostri instituti», così scrissero i padri filippini romani della Chiesa di S. Maria in Vallicella. Mi risulta che all'incontro per stipulare l'atto d'unione in forma legale, avvenuto «nel refettorio della casa di Agnone» il 12 ottobre 1617, partecipò per Capracotta padre Marco de Zelli, forse il preposto della nostra casa oratoriana di S. Filippo Neri. È altresì pensabile, allora, che il palazzo di via S. Giovanni 91 fosse proprio la sede dell'oratorio capracottese di S. Filippo Neri e che la data epigrafica racconti la sua edificazione, avvenuta quattro anni dopo l'istituzione della comunità religiosa, che in un primo momento, forse, si riuniva nella primitiva Chiesa di S. Maria o in un altro edificio a pigione. La posizione sul retro, poi, si spiegherebbe col fatto che il fine dell'attività oratoriana era la santificazione dei membri mediante la libera pratica dei consigli evangelici, la vita comune condotta in spirito familiare e di fraterna carità, la semplicità e la preghiera. Se in quel palazzo - o nelle sue immediate vicinanze - in futuro dovesse venir fuori un fregio riportante un cuore che arde, simbolo inconfutabile della Confederazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, allora vorrebbe dire che l'ipotesi principale di questo mio articolo è corretta. Francesco Mendozzi Bibliografia di riferimento: L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature , Tip. Antoniana, Ferentino 1931; A. Cistellini, San Filippo Neri: l'Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità , libro III, Morcelliana, Brescia 1989; V. Di Luozzo, I tratturi, la transumanza e la loro storia , Capracotta 2017; F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese , vol. I, Youcanprint, Tricase 2016.
- Radio R.A.M.A.
Radio Alto Molise nasce nel 1979 in un locale sotto il Bar Aquilonia ad Agnone (Isernia) per iniziativa di Peppino Di Ciocco, Oreste Palmiero, Piero Barbieri, Erenia Di Nucci, Pasquale De Simone e Franco Zarlenga detto Akai (tecnico). Il ponte radio un baracchino montato a Capracotta. L'emittente irradia i suoi programmi dagli 88.800 MHz. La prima trasmissione ad andare in onda è l'incontro di calcio di terza categoria Vastogirardi-Aquilonia commentata da Costantino Pierdomenico. Le trasmissioni dalle 6 alle 24. Il palinsesto è composto da musica, dediche, radiogiornali, interviste, giochi a quiz. In radio ci sono: Teodoro Busico, Nunzia Zarlenga, Loredana Marcovecchio, Niki De Martino, Vittorio Labanca, Mauro Marinelli, Franco di Toro. Nel tempo entrano anche: Paolo Delli Quadri, Mercede Catolino, Carlo Serafini, Antonio D'Ascenzo. Nel 1980, presidente Michele D'Ascenzo, l'emittente entra a far parte del circuito nazionale Tirradio. Dura fino alla fine degli anni '80, poi chiude. Massimo Emanuelli Foto: M. Emanuelli, Alza la tua radio per favor... Storia delle radio libere italiane di ieri e di oggi , Gammarò, Sestri Levante 2025.
- La nebbia avvolge la casa
Una brumosa Capracotta (foto: F. Di Nardo). La nebbia avvolge la casa in un velo di sposa, ne copre le forme e rimane stesa lasciando vedere solo due macchie di rosa; poi si muove lenta e di nuovo si posa bagnando ogni cosa; alla carezza del sole si fa subito ritrosa e sparisce precipitosa. Flora Di Rienzo
- Clipper l'americano
Il Capracotta-Clipper nel 40° anniversario. Le deciassètte de innàre de re Millenoveciéndecinquanda, re ju ó rne de sand'Andu ó ne, tutte tutte, bu ó ne bu ó ne, so' partùte tutte quande da re pòrte napultàne pe la via chieàne chieàne: ècche ŝ tieàne p'arrevià! So' 'ndrate a Capracotta tutte tutte, tutte 'ngòppa alla Chiana de la Madonna, mamma meja che culònna! Annieànde va r'Ambasciatore, circundàte da bandiére, appujàte a le barriére tande tanda a svendulà. Ch'accugliènza a ŝ tu pajése, tutte tutte re capraccutti ŝ e, mulisàne e abruzzìse, tutte tutte a fe ŝ teggià. Ne delùvie de ŝ tendiàrde de re core tutte jarde, 'mbacucchàte de fuliàrde, tutte tutte a svendulà. Capracotta z'arrescàtta, sémbra pròpia na tembèŝta, mamma méja che grossa fe ŝ ta, tutte tutte a candeggià. Battemiénde assieà de mieàne quanda càlane r'Amerechieàne, tand'abbriàcce e assieà rechieàme pe la ŝ toria arraccundà... Ècche appare re spartenève, arrialàte dall'oriunde italieàne che tutte re core e che du mieàne ma fermàte demucriŝtiane!… Bensì nen vingene re cumuniŝte, ormai sò pr ó nde cinghe... liŝte ca re mannan a "Baff ó ne"... però re "Scude" allucca: « N ó n-n ó n! » . Ma Baff ó ne n'à 'nd ó penzà? Ca Clipper nen ze r'à che ffà! Ze ŝ trafòca la cara Ledda: « R'utilizza alla Uèrra Fredda... » . Baff ó ne ha uerreggiate che re chiearre de la Wehrmacht, Capracotta ne sa quacc ó sa… cumbattévane còme mieàtte. Và alluccanne ze Pasquale: « Quisse è n'attrezze ch'assià vale! » È cundènda zia Feluména: « È na machena che ne vale la pena! ». La figlia de la bionda Jolanda: pur'essa 'ngoppa tutta ghianga, allenata alla prupaganda de re Cumblesse naziunale. R'accumbagnane re puliziuotta che le pistole a re cappuotta… Va gerieanna sott'e 'ngoppa z'arruffiana pe Capracotta!... Sbatte le mieane la bona Aurora: « Finalmende èva ora! ». R'arresponne Venranda: « Chess'è tutta prupaganda! ». Sta calann Marijasandina ch r porta tutt alla candina stappa cjend e cchjù buttigl: “P me set tutt frjat e figl!”. Zi Nd’netta dà r panin ch n cist: “Semm tutt figl d Gesù Krjst! Clipper suddisfa a ognun n scundenda maje niscjun”. Mariuccjannina fa chiù bjegl: mett croc e fav’c e martjegl: “Ed è buon ca ci sta ca putemm arr’ngasà!...”. Marjettella parla chjar: “N facet r juorn amar… r Munn p qujss è bjegl ca è varje r c’rvjegl!...”. Ognun z te r sija “Palmir” ch’è cchiù furb d n ghir… ciascun z te r sija Andrejott fa cambà e dà pagnjott!... Facet com putet vutat andò vulet Ca Clipper quand passa la striscja lib’ra a tutt lassa!”. “Sv’ndulamm ghjango sjor quist’è r simbul d’ll’amor!.. “Agitamm bandiera roscja ca Clipper maje z’angoscja!.. E’ ar’partit r squadron tutt ngopp ar marm’tton! Da r Popul applaudit sembra avanzan gl’jardit!.. “Natalin” e “Gasparuccje” Dall’Abruzz b’ttigljuccje: “Jat’c chjan ch r b’ccruccje Nz po maje sapè a r vutuccje..”. R’avv’sjat “Sammartin”: “N v’vet troppa vin Ca s nò n’arriscit a vutà E la lista n nz pò signjà…”. R’ha dat ragion n v’cchjarjegl: “R’accumbjagnjass’n r frjat o r figl s c stjann purtjass’n pur l mammuccje, r nuonn, r bisnuonn, eppur r tatigl”. Ma ci sta na prupagandista ngamba: “N’accumbagnjat proprja a niscjun ca c n stjann assjà, ch n nsjann vutà, n jat mb’ccjann r Munn facet’r sbagljà… S Spart’nev dàrà ajut pur a s pajs stjann tuorn tuorn tutt tutt svis!.. R’aspettan pur a pesch’p’nnatar Ca tanda tanda cos maje so chjar. Stet calm - stet calm Ghjangh sjor va vulann… R caccavoscje z’è mbannat la Sezion ha cund’stat… Ma Baffon nz n mborta Mica penza a Capracotta… Proprja Iss nn’andò p’nzà Ca Clipper n nz r’ha cch fa. Sott all’ “Angel d r Pesh” loch djann ova fresch… A r Paes d r “Caldora” r mb’ndic’n alla “Cann’llora!” A l Massarje d Gesù Crist: “Chest so cos a nu maije vist! Alla Vija d Sant’Amich r so accuot ch nn nd dich!!! Ar’passa a “Crapagghjanca” n de gnjend ch r manga!.. Com’è bella Capracotta tutt vjann sott e ngoppa! Siend siend è com romba Vid vid è com zomba. Scappa e vibra tutta l’onda l’Appennin ch rimbomba!.. Ecch arriva la bufera mena vjend ar “Pagljaron” fort accellera r motor e sparisc endr a r ghjangòr! Arr’accap’ta a r “C’rrit’” r cand’njer dà la “Marsala” N’ata vota sparisc l’ala Mjes a r Munn ch z’è ann’rit. Quand passa “San Klipper” canda allegr pur P’ppin porta fjasca e mena vin va sunann e fa piattin!... Com’è bbell quand passa pulit e lustr d’ingand lassa! ngoppa l’autista z d’vert z’allundana e maje invert! Vola e fila fila nir nir sembra propria na c’mm’nera mena fum e cchjù n nz ved però n poch z la cred!... Ar “Vuast d r Gjrjard” par propria n leopard! Quand scappa com’è bjegl zomba e vola e fa saltjegl! Ammiran la gend d r Wuast: “poess ca maje chjù nz uasta! Com avarrimma fa senza d qujss? Nu pr’jamm assjà proprja p d’iss!” Alla kiana apuò d “Stafful” sembra proprja n gjugattul Tutt arrivan p r v’dé e jss scjoscja com a n Re! Sta passann ar Car’vigl: p d’iss na festa d pesc e ngujll. N’mbarlamm apuò d’Agnon: r’acccuogl’n ch r cambanon! Alla Vija d r V’rrin Loch maje manga l vijn! All’a pp Mond Quamb Loch r’aspettan tutt quand! Evviva - evviva Capracotta Semb viva, maje z’è morta! C vuleva r Spart’nev p fa a tutt quand vev!.. R Cumbjegn ch r Cristjen r Cristjen ch r cumbjagn nz sjend’n chjù ljagn tutt nzjembra a mb’rrjacà!.. C vuleva veramend p fa pac a tanta gend R’arr’purtat alla “Libertà” mo ognun po’ passà… Ra r’nnuta la sch’ttezza mo ognun’ po vutà!........ Chesta è la sacra v’r’tà Ca Clipper gjà alla storia sta! Baffon nz r’aveva propria a k fa “R vid Clipper angora sta qua. Z’è persuasa pur la Edda: “È f’nuta la “Uerra Fredda”. Mo f’steggian r cumblejann la b’ll’zza d r s’ssjand’jann. Evviva - evviva Suand Clipper f’steggja pur iss ngoppa a st Terr! Adduoss a iss du bandier chella roscja e l’ata ghjanga n ndè gnjend ch r manga: “R “Cinguanda…” e gnend kiù!” Com saluta Capracotta sembra angora na g’v’notta… Nu r purtamm alla Stazjon St’asp’ttann la penzion!.. ( 2010 ) Teodorico Lilli
- Messaggio del parroco di Capracotta don Elio Venditti
Don Elio Venditti durante l'ultima festa dell'8 settembre. Carissimi tutti, dopo sei mesi di assenza dalla Parrocchia, per motivi che voi ben conoscete, penso di riprendere al più presto il mio servizio in mezzo a voi. Intanto, un grande "grazie di cuore" a tutti voi che mi avete seguito ed accompagnato in questo periodo duro e difficile della mia vita. Spesso ho avvertito il vostro "pensarmi" e la vostra preghiera al Signore e alla Madonna di Loreto per me. Le vostre preghiere sono state esaudite! Ed eccomi, quasi pronto, per riprendere un nuovo cammino assieme a voi, per ringraziare il Cielo di tutti i benefici ricevuti e per riaffidarci a Dio con volontà e impegno. Ringrazio i confratelli sacerdoti, che - in questo tempo di assenza - mi hanno sostituito. Un grazie speciale va a don Francesco Martino, ai padri caracciolini, a Daniele ed Ennio e a quanti sono stati vicini alla Parrocchia in ogni necessità. Mercoledì prossimo - 5 marzo, giornata delle Ceneri - inizia la Quaresima, tempo opportuno per prepararci alla Pasqua del Signore - che celebreremo quest'anno il 20 aprile. La Quaresima è tempo di impegno a livello spirituale: la preghiera, che ci deve cambiare in meglio, con un po' di digiuno e qualche opera buona ci saranno di aiuto per sentirci più vicini al Signore. Durante la settimana Santa, poi, sarà tra noi padre Lorenzo che ci aiuterà a riconsiderare la nostra anima e riavvicinarci, con una buona confessione, a Dio e alla Chiesa. Auguro a tutti una Quaresima fruttuosa e lo sarà se torneremo a pregare,ad essere presenti la Domenica in Chiesa e a compiere opere di carità. Mi direte e le nostre feste estive? La festa del Protettore, san Sebastiano, si celebrerà il 13 luglio-domenica. La festa con la processione per le strade del paese aprirà una settimana di preghiere elevate al Signore per intercessione di San Sebastiano, per chiedere salute, benessere, pace per noi e per il mondo intero in questo tempo travagliato e difficile per tutti. Pregheremo per una settimana dinanzi alle reliquie (parte del corpo) di san Sebastiano, che giungeranno tra noi dalla Basilica del Santo in Roma. Il giorno 20 luglio, dopo la Santa Messa solenne faremo la processione per il paese, portando le reliquie del Santo, al quale affideremo con preghiera e devozione il nostro paese. La sera del 20 ci sarà uno spettacolo teatrale a chiusura della settimana di festa. Nel mese di agosto, quest'anno, si compiono 300 anni dalla consacrazione della Chiesa Madre, Santa Maria in Cielo Assunta. Per tale ricorrenza il programma sarà preparato e reso noto a tempo opportuno. Intanto, nelle giornate dal 22 al 24 agosto saremo impegnati per iniziative appropriate all'evento. È certo che sarà privilegiata,non solo la memoria storica del Tempio, ma, in modo particolare le iniziative spirituali, che avranno come scopo un vero risveglio della nostra fede di credenti, per essere cristiani autentici in un mondo distratto e sempre più lontano dalle cose che hanno vero valore e che, perciò, utili alla creatura umana resteranno per sempre, perché ci avvicinano e portano all'Eterno. Grazie per avermi letto e arrivederci a presto. Don Elio Venditti
- L'UFO e lo scienziato americano
È poco dopo la mezzanotte del 12 agosto 1983. Un fisico americano, in vacanza in Italia con la sua famiglia, sta guidando lungo la strada di montagna che collega San Pietro Avellana a Capracotta, in provincia di Isernia. I tornanti si susseguono, e l'auto avanza lentamente lungo i pendii del Monte Capraro. Improvvisamente, all'ennesima curva, i quattro notano una luce intensa sul lato opposto del burrone, poco sotto la strada che devono percorrere. In un primo momento pensano che siano i fari di un autocarro che viene dalla direzione opposta, ma, incuriositi, si fermano per osservare meglio. Quello che vedono li lascia senza parole: non si tratta di un camion, ma di un cono di luce bianca che si eleva da un oggetto scuro nascosto tra gli alberi, a circa 100-150 metri di distanza. La luce brilla a intermittenza, ed è talmente accecante che il fisico deve distogliere lo sguardo. L'oggetto ha una forma tondeggiante ed è grande più o meno come l'auto della famiglia. Sembra poggiare a terra, circondato da una fila di luci multicolori che ruotano. Per un attimo restano tutti immobili, indecisi su cosa fare. Dopo 15-20 secondi, il fisico decide di avvicinarsi. Riaccende il motore e riprende lentamente la marcia, ma quando superano il gruppo di alberi che oscurava la visuale, si rendono conto che l'oggetto non è più lì: ora si trova direttamente sotto il punto dove si erano fermati a guardarlo. Il fisico frena di nuovo e accosta. Lascia luci e motore accesi e scende dall'auto insieme al figlio quattordicenne. La moglie e la figlia, rimaste in macchina, cominciano a gridare per la paura, ma lui, per nulla intimorito, le zittisce: vuole verificare se l'oggetto emette qualche suono. Cala un silenzio assoluto. La vallata è immersa in una quiete irreale. Dopo un paio di minuti, il figlio suggerisce di tornare indietro. Le donne in macchina, ormai terrorizzate, insistono affinché non si avvicinino ulteriormente. A malincuore, i due risalgono in auto. L'oggetto, nel frattempo, si solleva lento sopra gli alberi. Decidono di allontanarsi, ma dopo aver percorso un paio di curve, si fermano di nuovo. Questa volta scendono in tre, lasciando in macchina solo la figlia, ormai paralizzata dalla paura. Si voltano verso l'oggetto, che si sta spostando lungo la valle in direzione nord. Il fascio di luce conico è sparito, ma le luci multicolori che ruotano attorno al bordo sono ancora ben visibili. Dopo qualche minuto, risalgono in auto e riprendono la strada. Si fermano un'ultima volta dopo oltre un chilometro. Il fisico, che non riesce più a scorgere l'oggetto, si affida alla moglie e al figlio, che continuano a osservarlo muoversi in lontananza, stagliato contro il profilo della montagna. Tornati a casa, nessuno riesce a dormire. La mattina seguente si recano dai Carabinieri per chiedere se ci siano state altre segnalazioni o attività militari nella zona, ma non ottengono risposte. Tornano allora sul luogo dell'avvistamento, nella speranza di trovare qualche traccia, ma non c'è nulla. L'unico risultato è che il figlio, sopraffatto dall'emozione, finisce quasi per avere una crisi isterica. Edoardo Russo Fonte: E. Russo, UFO. Fenomeno o mito? , Rizzoli, Milano 2025.
- Polvere di cantoria: una nonna un po' particolare
P. di Matteis, "Pan e Siringa", olio su tela, 1695. Questa volta indosseremo i panni dei viaggiatori del tempo e dello spazio in modo diverso: andremo nel fantastico mondo dei miti greci, in Arcadia per essere precisi, per fare la conoscenza del dio Pan. Figlio di Ermes e della ninfa Penelope, aveva il torace con fattezze umane ma corna, gambe, zoccoli e coda di capra. Pastore ed apicoltore, Pan era il protettore dei boschi, delle greggi e di tutto ciò che aveva a che fare con la terra: in sostanza, tutto il visibile. Per questo, la parola greca per identificare "tutto" era appunto pan . Pur se descritto di indole bonaria ed allegra e sempre disposto ad aiutare chi fosse in difficoltà, egli diventava furibondo se qualcuno si azzardava a turbare la sua serenità, con urla veementi che terrorizzavano il malcapitato, e da qui il termine "panico". Si racconta che la sua nascita, nonostante non appartenesse agli dei olimpici, fosse precedente a quella di Zeus e - aggiungo - forse anche il suo culto, perché il legame con la venerazione della terra lo pone come derivato dai riti della Grande Madre. Da qui anche il suo aspetto parzialmente animalesco. Le sue urla terrorizzarono e fecero fuggire Tifone, durante la guerra dei Titani, liberando così Zeus che ne era prigioniero. Il capo degli dei, per ringraziarlo, lo immortalò nella costellazione del Capricorno. Un giorno il nostro Pan si innamorò perdutamente della ninfa Syrinx, figlia di Labano, dio dei fiumi e, vedendola passare nel bosco, la inseguì. La ninfa, non ricambiando questo amore, si diede ad una fuga disperata raggiungendo una palude dove, davanti ad un grande canneto, supplicò suo padre di trasformarla in una canna così da potersi salvare. Pan, rattristato, fu tuttavia meravigliato quando una lieve brezza mosse le canne facendole risuonare dolcemente. Presa allora una canna, la tagliò in sette pezzi di lunghezza decrescente e, dopo averle legate trasversalmente tra loro, creò uno strumento a fiato dal suono caratteristico, con cui venne sempre raffigurato e a cui diede il nome della ninfa, syrinx (siringa), chiamato anche "flauto di Pan": la nonna dell'organo a canne! Negli strumenti a fiato tubolari, un flusso laminare di aria, urtando contro il bordo della canna (flauto traverso, siringa) o contro il dente (flauto, organo), va incontro ad una turbolenza che genera il suono, mentre la parte tubolare ne determina il timbro e la nota. Molti autori definiscono la zampogna come progenitrice dell'organo confondendola o identificandola con la siringa, mentre in realtà la zampogna è uno strumento ad ancia, dove il suono è prodotto dalla vibrazione di una linguetta di legno o di metallo e quindi più parente della fisarmonica e dell'armonium. Un suono particolare, preceduto da una percussione sonora: il transitorio di attacco, o "sputo", molto ricercato anche in particolari registri dell'organo. La siringa si diffuse in tutto il mondo e chi come me è stato ragazzo negli anni '70 ne ricorderà sicuramente il caratteristico suono nei dischi degli Inti-Illimani. Nello stesso errore caddero i traduttori del brano "Syrinx" di Teocrito, traducendone il titolo in "Zampogna". Il Technop æ gnion è una forma compositiva letteraria creata da Simia di Rodi nel III sec. a.C., dove la grafica dei versi disegna sul foglio l'oggetto che ne viene descritto ricalcandone la forma. Ed ecco che Teocrito, con versi a scalare, crea sul foglio la forma di una siringa e non di una zampogna! Peraltro, quest'ultima ha una origine più tarda rispetto al flauto di Pan. A discolpa va comunque detto che con la parola syrinx vengono identificati entrambi gli strumenti. Un errore analogo di cui parleremo in un'altra sede si verificò con la traduzione di « suspendimus organa nostra » (Sal 136) con « appendemmo le nostre cetre». I traduttori forse ignoravano che piccoli organi portativi esistevano anche durante la prigionia ebraica in Babilonia e quindi prima del V sec. a.C. Le origini dell'organo sono più antiche di quanto si possa immaginare: il suono della terra, del vento e di tutta la natura. Un soffio, un semplice soffio che si fa musica vibrando nel cuore di una ninfa... Francesco Di Nardo
- Anche gli organisti alzano gli occhi al Cielo
...e non sempre per recitare una preghiera! Una foto, una semplice foto umoristica su un povero organista liturgico caduto nello sconforto della domenica sera dopo essere stato bersagliato da domande, richieste ed affermazioni assurde di "avventori", coristi, prelati e fedeli nelle fasi che precedono o seguono il servizio liturgico o, ancora, durante lo studio e la preparazione. È stato come aprire le chiuse di una diga ed un fiume di siparietti, raccontati da organisti di ogni dove, ha riempito la pagina social di un gruppo a loro dedicato: una lotta per la sopravvivenza di artisti che, mentre cercano rendere al meglio il valore della liturgia della Parola insita nella musica sacra, si scontrano quotidianamente con ignoranza, supponenza, maleducazione, sbadataggine e sciatteria ma, passato il primo disorientamento, esorcizzano il tutto con un sorriso e, per chi vuole intendere, spargono poi semi di conoscenza su questa meravigliosa arte dove divino, bellezza, simbolo, studio e ricerca guidano all'incontro con il Creatore e, per chi non crede, alla scoperta della spiritualità che alberga nel profondo di ogni cuore. Ho umilmente pensato, quindi, di raccogliere queste "perle" in un breve "manuale" analitico quasi come fosse una dissertazione clinica su entità nosologiche ricordando però che al severo e austero "Soli Deo gloria" si affianca sempre il gioioso "Servite Domino in l æ titia" (Sal 99,2). Non è mancato, infatti, chi ha fatto notare che la profondità ed elevazione del messaggio affidato ai musicisti liturgici non debba lasciare spazio e mal si accosti a questo frivolo umorismo come se chi sorride e riporti questi eventi ne venga distratto o non abbia la capacità di scegliere brani coerenti e consoni alla liturgia del giorno. Potrei ritenermi offeso e con me tutti i colleghi che hanno partecipato, ma ammetto i miei limiti e ne farò ammenda. Tuttavia al Venerabile Jorge di turno, in ogni caso, preferirò sempre la dedizione serena di un Guglielmo da Baskerville. Ad ogni "gemma" si affiancano le iniziali di chi ha partecipato al dialogo online sul post o che ha inviato il racconto privatamente: ho preferito questa soluzione a simboleggiare una unica entità costituita da persone che si cimentano con amore nel servizio organistico. A loro dedico queste righe. Alcune postille risuoneranno agli addetti ai lavori come un pedante pleonasmo ma anche qui, come ho fatto in altre occasioni, vorrei fare un pochino di divulgazione fornendo strumenti interpretativi ai profani. Permettetemi, infine, una piccola nota semi-polemica: a chi sostiene che la musica "animi" la liturgia rispondo che la musica "completa" la liturgia. L'anima della funzione, a mio modesto parere, è data dalla presenza del Divino che incontra il suo popolo. Piuttosto bisognerebbe rianimare il senso della liturgia in parecchi fedeli, sacerdoti e prelati che vorrebbero ridurre le funzioni a semplici e brevi dosi "intramuscolari" od "omeopatiche" di preghiera. Il « popolo in cammino » cerca la Guida e non un "compagno di merende". La storpiatura dei nomi e musiche immaginarie « Mi suona l'Ave Maria di Bach? » (FDN). È in realtà la meditazione di Charles Gounod sul primo preludio dal "Clavicembalo ben temperato" di Johann Sebastian Bach. Tale denominazione nasce da un'esibizione pianistica da parte di una co-presentatrice durante un festival di Sanremo. Senza contare che Bach, fervente luterano, non avrebbe mai scritto una tale preghiera che è appannaggio esclusivo della Chiesa cattolica. Da qui anche: « Mi suona l'Ave Maria di Gun ó ? » (web). « Vorrei ascoltare l'aria sulla quinta corda » (SO). In questo caso trattasi di una superfetazione strumentale: generalmente chiamato "Aria sulla quarta corda", è il secondo movimento della terza "Suite in re maggiore" di Bach. Le cronache narrano che il violinista August Wilhelmy, trasponendo dal re al do maggiore la partitura, potesse suonare lo spunto melodico con una sola corda del suo strumento perché il violino ha quattro corde e non cinque! Una variante riguarda l'autore: «P iero Quark » (FDN), mischiando il nome del celebre giornalista Piero Angela con quello del suo più famoso programma, di cui il brano era la sigla. In realtà tutti i programmi scientifici del noto giornalista ebbero questa sigla a partire fin dagli anni '60. A completamento va citata pure: « Mi suona Superquark? » (JAM). Recentemente, ho scoperto un brano di lontano parente, amante dei jeans, del tedesco Richard Wagner: la « Marcia nuziale di Wrangler » (web), affiancata dalla « Marcia di Madison » (web) e quella di « Mendison » (FDN), celebri autori statunitensi. Tornando in Italia scopriamo una trasposizione umbro-culinaria del "Panis Angelicus" di César Franck: il « Pane Sangemini » (SSP). Spesso l'organista viene rimproverato perché non conosce la « Anna Maria » (AD), poiché probabilmente ignora il suo compositore: tale « Schiubert » (web). Ci spostiamo verso la jeanseria con la « Giaccona » di Johann Pachelbel (AN), autore molto scapestrato in gioventù quando scrisse anche il famoso « Cannone in re maggiore » (FDN). Ma andiamo al tripudio quando il "Gazzettino" definì il M.° Sergio De Pieri un « pianista d'organo » o quando una trasmissione televisiva parlò di tale « John » Sebastian Bach (FDN) o allorché un testo scolastico (mayday-mayday) descrisse la « Toccata e fuga in Rem » coinvolgendo forse la neurologia ( rapid eyes movement ?), la radiobiologia ( Röntgen equivalent for men ?) o la musica leggera (il celebre gruppo rock?), e celebrandola come appendice finale dell'Arte della Fuga (web). Logopedia organistica Tale attività si esplica quando l'avventore ( o/et al. ) espone la richiesta riproducendo il brano mediante suoni o fonemi tipo "la" (lallazione) o "ta" (tattazione), talvolta inframezzati da "ra" (no, non è un canto egizio!). Abbiamo allora « ta-ta-taaa » (autori vari) o « quel Bach che fa la-la-laaa » (EG). Spesso non se ne viene fuori nonostante immani e assidui sforzi: « La sposa voleva la-la-la-la-laaa... » . Ma, a tutt'oggi non sappiamo cosa intendesse (NB). Sarebbe tutto molto più semplice se, cosa rara, l'interlocutore di turno azzeccasse almeno buona parte delle note che va sillabando. Sacro & profano L'erronea convinzione che la musica sacra non sia una estensione della preghiera, se non essa stessa preghiera, ma una banale e semplice colonna sonora della funzione sacra, spesso ridotta a mera kermesse , porta il "Wurlitzer" di turno (pardon: l'organista) a subire richieste assurde intra ed extra-liturgiche. A questa entità nosologica, si associa anche la convinzione che l'organo, il pianoforte, il clavicembalo, la fisarmonica e l'armonium siano tutti uguali e suonabili alla stessa maniera per il semplice fatto di possedere una tastiera. « Mi fa ascoltare "Al chiaro di luna"? » (PB). « Voglio ascoltare "Per Elisa" con il forte generale » (FDN). « Lo sposo vuole entrare in chiesa con Dragon Ball » (autori vari). « Metti la sigla della Barilla » (SOC). « Faccia qualche bel brano dai film di Fellini o di Morricone » (PB). Momenti di sconforto parossistico si concretizzano quando, dopo averle spiegato in tutti i modi le caratteristiche di un meraviglioso strumento italiano del XVIII secolo e i brani più adatti ad esso ed alla Liturgia, la sposa ci pensa su, ti telefona e ti chiede « la Califfa » come ingresso e « C'era una volta il West » al Communio, meravigliandosi quando riceve un diniego (poi si scopre che da tale farneticante richiesta si era chiamato fuori pure assuocugino , specialmente dopo aver visto l'organo) (autori vari). C'è stato anche chi, dopo aver suggerito brani più consoni allo strumento e all'occasione, piuttosto che "Summertime", è stato apostrofato come hippie dalla saccente madre "esperta" di uno sposo (FDN). Ammiocugino e le sue sottocategorie: il Professore, l'Esperto e il Critico Signori: qui si esce dalla storia per entrare nella leggenda! Questa entità nosologica interessa indiscriminatamente individui di ogni categoria: religiosa e laica, con sintomi variopinti e proteiformi, comprendendo anche portatori sani di domande stravaganti o affermazioni al limite dell'offesa personale. « Perché ci sono tre tastiere se ha due mani? » (DF). « Ma la pedaliera suona? Pensavo che fosse per poggiare i piedi! » (ER). « Tanto il basso non serve! » (era la Passacaglia di Bach!) (FDN). « Come fai a suonare con i piedi? Le dita non sono troppo piccole? » (PA). « Ma come mai questo basso? Non serve a niente, fa solo rumore e non si sente la canzone! » (CT). « Dov'è la manopola del volume? » (era uno strumento meccanico!) (CP). Lo spiritosone di turno, vedendo la consolle: « Che è, un'astronave? » (CP). « Ma mentre suoni guardi mani e piedi? » (CP). La risposta: « Guardo lo spartito! » potrebbe sconvolgere l'interlocutore, quindi usatela con cautela. « Ma quei bottoni li conosce tutti? » (CMO)... i registri a placchetta. Sacerdote organologo: « Le migliori canne sono fatte d'argento » (FDN). Ricordo ai non addetti ai lavori che generalmente la lega organaria è costituita da miscele di stagno e piombo. Si usa anche il legno. « Abbassa il pianoforte, altrimenti le vibrazioni fanno cadere le stecche di ferro e ti vengono in testa! » (RPR). Il dietologo e bodyshamer subclinico: « Attento quando sali la scala altrimenti resti incastrato! » (RPR). Mamma al bambino: « Vedi? Quello suona il pianoforte con i tubi! » (RPR). « Ma suonano tutte e 25? » (MB), in riferimento alle canne di facciata, dette "di mostra". Ricaduta del medesimo con ingravescenza: « 2.000? Ma io ne vedo solo 25! Non mi dica balle! » (MB), a conferma di quanto sosteneva Carneade che « l'idiota considera falso tutto ciò che non riesce a comprendere » . « Ma dove sono i martelletti che picchiano i tubi? » (MB)... senza pietà. Negli organi è presente un sistema che crea delle oscillazioni nel flusso del vento per ottenere, qualora richiesto, un effetto di vibrato. Tale registro viene chiamato tremolo ma... « Quello è il vibratore? » (DF). Tre Pater, Ave e Gloria. A questo punto non dovrebbe più stupirci nulla ma ecco la pugnalata alle spalle: « Che bel pianoforte! » (PB). « Ma perché suoni sempre brani sconosciuti? » (PB). Ancora quello che vuol far credere di essere un grande esperto di diteggiatura: « Ma quel mignolino non va bene! » (FDN), salvo poi scoprire che lo dice a tutti. « L’organo suona troppo forte, meglio la pianola! » (SD). Altra perla tecnica: « Guarda! Quello è il tubo dell'aria! » (GMV), in riferimento al grosso cavo di collegamento tra la consolle ed il corpo dell'organo a trasmissione elettrica. Andiamo sul raffinato quando: « Questo è un clavicembalo o una spinetta? » (GMV), ed era un organo a baule. L'ipotesi che l'organista abbia un döppelganger sorge con: « Ma se lei sta qui come fa a suonare lì? » (AB), sempre in presenza di un organo a trasmissione elettrica. Gran finale: « Sei tu che suoni il piano in chiesa? » (FP). Pedagogia e tutela dell'infanzia « Suona brani dolci! Ci sono i bambini della prima comunione! » (AP)... metti che si dovessero spaventare... Interrompere, poi, l'organista che sta suonando piano perché c'è un battesimo con: « Suona piano! C'è un battesimo! » (FDN), ha fatto finire il musico davanti al giudice. Miscellanea... e quelli che: dovrebbe saperne ma non sa! Parroco di un importante santuario: « Che bisogno c’è di provare lo strumento prima del servizio? Tanto è un organo! » (FDN). E io che pensavo fosse una fisarmonica! Direttore di auditorium: « Abbassi il volume dell'organo! » (AC). Organista titolare al collega di passaggio per un servizio funebre: « Tranquillo! È tutto a posto! » (FDN), il che significava: espressivo e pedaliera fuori uso con grandorgano asfittico e funzionante stile blockwerk medievale, cioè due sonorità: solo principale (piano) o tutti (forte). Corollario: brani preparati gettati al cassonetto e vai di improvvisazione (nel senso che all'improvviso qualcosa poteva funzionare). « Non si sente come il suono di un vero organo » (LF). Direttore di coro: « Leva 'sti pifferi [principale e ottava] e accompagna il coro con una bella "voce celeste"! » (FDN). Si va anche al sabotaggio quando il sacerdote per prevenire un offertorio troppo lungo ordinò di togliere l'energia elettrica allo strumento mentre l'organista suonava (FDN). Va da sé che l'organista chiuse l'organo e andò a farsi un aperitivo al bar con il coro, mentre il prevosto, poi scusatosi, dovette cantare "a secco" la restante parte della funzione. Anziana che stacca letteralmente le mani dell'esecutore dalla tastiera: « Dov’è il bancomat? » e, non avendo ottenuto risposta soddisfacente dall'organista poiché non del posto, replicò: « Vi dovete vergognare! » (CB). Della musica o del bancomat? Fotografi durante matrimonio: « La smette di suonare? Stiamo lavorando! » (FDN). Di loro non si è più avuta notizia, ma si narra anche di fotografi che tolgono l'alimentazione dello strumento per privilegiare i flash (AC) o di fiorai che interrompono le esecuzioni per chieder dove mettere le composizioni (AC). Segnalati anche sequestri di panca per alloggiare vasi o far sedere ritardatari (autori vari). « Perché mancano i tasti? » (FDN), detto da esecutore navigato su organo con prima ottava corta: apprendimento immediato con post-it incollati ai tasti. Per i profani: negli organi barocchi è quasi la regola trovare la prima ottava della tastiera "corta" e con i tasti risuonanti su note non proprie. Una ricerca può spiegare meglio con tanto di immagini ( qui ). Karaokara di turno in riferimento al più bello strumento barocco della diocesi: « Con quello strumento non si può cantare! » (FDN). Karaokara recidiva: « Non sono io che devo andare a tempo, sei tu che mi devi capire al volo! » (NB). Vescovo: « Quella dossologia è troppo alta! » . Risposta: « Eccellenza, se non si sa cantare è meglio recitare! » (PR). 92 minuti di applausi (LV). « Smetta di suonare e mi dica dov'è il bagno! » (FDN). « Abbassa quell'armonium! » (GD). « Mica ho capito dov'è il bagno! » (FDN). « La smette di suonare? Non riusciamo a chiacchierare! » (FDN & DM). « Scusi, dov'è il famoso quadro? » (GC)... anzi che ha detto "scusi". « Come si leggono tutti quei segni? » (PB): le note. « Scusi è lei l’organista? » (PB). Ovviamente chiesto al figuro seduto alla consolle. Ancora: « Ma insomma! Dov'è il bagno! » (FDN). Se poi le eventuali risposte non vengono gradite: « In questa chiesa nulla è come sembra! » (MG). Le fedeli oranti: « Abbassa il canto o ci affoghiamo! » (RPR). « Mi abbassi i canti? Oggi sono senza voce! » (GC), detto dalla animatrice del culto. Alcuni sono talmente preda della sindrome di Stendhal da avere stati allucinatori: « Con l'organo non si sentono le voci! » … non stava cantando nessuno (FL). All’organista vengono attribuite facoltà di onniscienza e monitoraggio: « Dov'è il confessore? Io ho bisogno di confessarmi e qui non si vede nessuno! » (MB). Molti confessori sfruttano l’organista in funzione di deception penitenziale: « Tu suona altrimenti mentre confesso si sente tutto e non c'è nessuno che recita il rosario » (RPR). « Suona ancora! Si confessa la Gxxxxx e si sente tutto! » (MG). « Scusi, dov' e il confessore? » . « Non so, Signora, solo l'organista » . « Allora chiederò a qualcuno o più alto in grado, magari il sacrestano! » (FDN)... e vai di autostima! In una chiesa famosa per evitare che lo strumento suonasse troppo forte, peraltro un magnifico strumento barocco italiano, il prevosto aveva fatto chiudere i pomello dei registri del ripieno in una scatola di legno sigillata da un robusto lucchetto e per buona misura erano state anche inchiodate le relative stecche del somiere (FDN). Liberi dal giogo solo principale, ottava e ottava di flauto. Riportati e fotografati anche casi di "bipedi musicali" che, per vedere meglio l'altare, si ergono in piedi sfruttando la pedaliera come pedana (autori vari), rischiando di danneggiarla. « L'è propî brutta a me non pis brisu » (è proprio brutta, non mi piace per niente) (AD), un alternatim per organo e coro della "Messa degli Angeli" (senza minimamente considerare la fatica per preparare e dirigere il tutto e ringraziare Iddio che c'è chi si piglia la bega di farlo). Appendice dedicata agli sposi, ovverossia: « Come la folgore viene da Oriente e brilla a Occidente » (Mt 24,27). Sposi richiedenti un programma assurdo: « Ma se dovete provare vuol dire che non siete capaci! » (NB). Un caso di accorciamento di arti superiori: « Pensavo che 25 € fossero sufficienti! » (per organo, violino e soprano) (NB). La sposa: « Decido io! Lui [lo sposo] non capisce nulla! » (NB)... cominciano bene! Ma qualche volta lo spiritosone lo fa l'organista: « Scusi, è lei il Signore dell'Organo? » . « Si, Signora! Sono Gandalf il Musico! » (FDN). « Non sanza fatiga si giunge al fine » (G. Frescobaldi). « Ma siamo proprio sicuri che sia la fine? » (FDN). Francesco Di Nardo
- Le quattro società di mutuo soccorso di Capracotta
Le società di mutuo soccorso hanno rivestito un ruolo importante nella storia nazionale, soprattutto a cavallo del processo unitario. Esse, infatti, cominciarono a veder riconosciuto il proprio status soltanto nella seconda metà del XIX secolo, quando la libertà di riunione venne finalmente riconosciuta dallo Statuto Albertino nel 1848, favorendo lo sviluppo dell'associazionismo. Si trattava, per usare le parole dell'epoca, di «una forma di associazione volta al bene», nata quindi dalla fratellanza tra i lavoratori, senza che questo rapporto avesse necessariamente i caratteri di una lotta politica. Il mutualismo, insomma, fu la risposta civica alle carenze di un Welfare State che proprio in quegli anni si andava delineando in Europa, un continente alle prese col fenomeno dell'industrializzazione e della relativa urbanizzazione. Le società di mutuo soccorso, dunque, aiutarono i lavoratori a munirsi di un primo, rudimentale, apparato di difesa nei confronti di eventi negativi quali incidenti sul lavoro, malattie, lutti o perdita del posto di lavoro. Lo scopo principale, elevatissimo, del mutuo soccorso era quello della fratellanza operaia: a differenza della tradizionale beneficienza, con cui i ceti abbienti si occupavano di tanto in tanto dei più poveri, il principio mutualistico prevedeva di «organizzarsi da soli per eventuali problemi famigliari». E, a differenza di quella attuale, la Capracotta dell'Ottocento era davvero all'avanguardia in termini sociali, economici e culturali, attenta a che tutte le classi sociali potessero usufruire dei vantaggi dello stato sociale. Fu così che nacque qui la prima società molisana di mutuo soccorso: quella dei Pastori, venuta alla luce l'8 settembre 1874 e riconosciuta giuridicamente il 2 novembre 1891. Tre anni dopo, il 20 luglio 1877, sorse la Società di Mutuo soccorso degli Artigiani, riconosciuta il 28 marzo 1896 (a cui ho dedicato un articolo ) ed infine fu la volta della Società di Mutuo soccorso dei Vetturali, nata per ultima, nel 1881, ma riconosciuta giuridicamente per prima, con decreto reale del 12 maggio 1891. Quella dei vetturini rimarrà nell'immaginario comune quale Società Operaia. Tuttavia, imbeccato dall'ing. Giuseppe Sammarone, è venuta alla ribalta una quarta, misconosciuta, associazione mutualistica, nata a Capracotta nel 1886: quella dei Domestici. Si pensi che, al 1° gennaio 1895, questa contava 57 iscritti, 15 in più della Società dei Vetturali e circa la metà degli Artigiani. Tra gli scopi sociali, aveva quello di erogare «pensioni o sussidi continuativi ai soci vecchi, inabili al lavoro, affetti da malattia cronica, alle vedove ed orfani dei soci»; inoltre assicurava l'associato «per spese funerarie» e consentiva pure il prestito ai soci. Le spese funerarie, ad esempio, non erano inizialmente previste dallo statuto della Società dei Pastori, così come non lo era la pensione di reversibilità in quella dei Vetturali. A scorrere gli elenchi delle società mutualistiche italiane, si scoprono così due cose. Innanzitutto che, unica in Italia, soltanto Capracotta ebbe una Società dei Pastori; poi, che soltanto tre grandi città (Milano, Mantova e Udine) ed una cittadina (Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca) poterono contare su una società dei domestici, il che lascia intuire come l'ambiente socio-economico di Capracotta dovesse essere particolarmente vivace. La Società di Mutuo soccorso dei Domestici, insomma, fu un'istituzione moderna ed illuminata, anche se godette di vita relativamente breve, giacché l'ultima apparizione è del 1908, quando Giambattista Magrini la menzionò nel suo dizionario su "La nuova Italia". La sua storia ufficiale, insomma, è racchiusa tra il 1886 e il 1908: poco più di vent'anni in cui i domestici dei notabili e dei primi hotel di Capracotta decisero di associarsi per difendere la categoria dagli eventi avversi. Francesco Mendozzi Bibliografia di riferimento: P. Maestri, L'Italia economica del 1868 , Firenze, Civelli 1868; G. B. Magrini et al. , La nuova Italia. Dizionario amministrativo, statistico, industriale, commerciale dei comuni del Regno e dei principali paesi d'Italia oltre confine e colonie, illustrati nei ricordi storici e nelle bellezze naturali ed artistiche , vol. I, Vallardi, Milano 1908; F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese , vol. I, Youcanprint, Tricase 2016; Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Elenco delle società di mutuo soccorso , Ed. Italiana, Roma 1898; E. Morpurgo, Il proletariato e le società di mutuo soccorso , Bianchi, Padova 1859.
- Tramandare la memoria del suo paese: l'impegno dell'avvocato Paglione
L'avvocato Giovanni Paglione, da tutti conosciuto come «Giannino», se n'è andato all'età di 98 anni, al termine di una vita spesa tra il lavoro, l'amore per la famiglia e il rispetto per le proprie radici. La sua carriera professionale si è svolta a Torino, dove è arrivato dopo la laurea in Giurisprudenza ottenuta a Napoli. Qui, sin dal 1955, ha lavorato per la Banca Nazionale del Lavoro, prestando servizio presso il settore contenzioso-legale. Si è fatto apprezzare come raffinato giurista ma anche come uomo garbato e cortese. Parallelamente, Giannino si è dedicato alla conservazione della memoria storica del suo paese di origine, Capracotta, centro con meno di mille abitanti sull'Appennino molisano. La storia di questo piccolo borgo affonda le proprie radici nel Paleolitico. Il centro è stato poi praticamente raso al suolo durante la Seconda guerra mondiale, quando le milizie tedesche distrussero edifici e abitazioni. Ma la popolazione di Capracotta ha saputo ricostruire il paese. L'altitudine di 1.421 metri sul livello del mare ha permesso di puntare sulla vocazione sciistica del territorio, e sono stati costruiti impianti di risalita per sci alpino e piste di sci di fondo che hanno reso Capracotta, per usare una citazione di Alberto Sordi, la «piccola Cortina d'Ampezzo degli Abruzzi». Giovanni ha dedicato molte energie a tramandare il passato di questo paese che, pur così piccolo, ha saputo risorgere dalle proprie ceneri. Con impegno e passione, l'avvocato ha riordinato il patrimonio archivistico del nonno, il cavalier Giovanni Paglione, insegnante appassionato di storia che creò una biblioteca con oltre 7.000 volumi, molti dei quali dedicati al territorio. Così, Giannino ha reso possibile la riscoperta e la valorizzazione di tante vicende di Capracotta. Nel 2014 ha fortemente sostenuto la realizzazione del volume "Capracotta 1888-1937: cinquant’anni di storia cittadina nelle foto del Cav. Giovanni Paglione". Un'opera che rappresenta una straordinaria testimonianza per le future generazioni. Gianluca Sartori Fonte: G. Sartori, Tramandare la memoria del suo paese: l'impegno dell'avvocato Paglione , in «Corriere Torino», Torino, 6 febbraio 2025.
- Incontro: poesie degli alunni di Capracotta
Presentazione Siamo alle soglie del Duemila e con il progresso/benessere delle società industriali, la vita media umana si è notevolmente allungata. Mentre l'indice di natalità è quasi zero, si assiste ad una progressiva crescita della popolazione appartenente alla fascia della "terza età", con tutti i problemi. di natura sociale, assistenziale e previdenziale, psicologica e di convivenza umana. C'è, però, la tendenza all'esclusione delle persone anziane dalla partecipazione alla vita sociale-produttiva. All'anziano spesso viene negato il riconoscimento del prezioso contributo che la sua esperienza e le sue capacità potrebbero offrire per affrontare le molteplici esigenze della società. La seconda classe della Scuola media di Capracotta, affrontando, nell'ambito delle tematiche didattiche previste dalla programmazione, l'argomento relativo alla terza età, si è mostrata particolarmente sensibile al discorso sugli anziani, tanto da cimentarsi nella composizione di brevi poesie, che sono degne di essere prese in considerazione. Le liriche si rivelano semplici ma altamente significative e mettono in risalto il problema della solitudine che angoscia tanto gli anziani, con il bisogno indispensabile di affetto e considerazione. A corredo e supporto, sono state inserite fotografie che sono la testimonianza diretta e, attraverso immagini reali, concretizzano i sentimenti sottilmente espressi in termini poetici. La realtà della "terza età" è vissuta in prima persona dagli alunni di Capracotta, perché quotidianamente sono a contatto con i nonni e parenti avanzati negli anni e con loro scambiano i momenti lieti e tristi della vicenda umana. Le loro esperienze si arricchiscono della saggezza degli anziani e della testimonianza storica della loro esistenza. Non a caso il titolo della piccola raccolta è "Incontro", connubio felice tra due generazioni. E chi dì noi non ha un congiunto di una "certa età"? Senz'altro tutti, per cui è un problema che ci riguarda indistintamente, da non rinviare come soluzione nel tempo. Ben accettato, dunque, deve essere il lavoro che gli alunni hanno prodotto, con la collaborazione della prof.ssa De Rosa Silvana, docente di lettere, che ha saputo offrire i giusti stimoli e coordinare tutto l'operato. Viene dato alla stampa questo opuscolo per lanciare un messaggio di solidarietà verso il mondo degli anziani e diffondere il senso di rispetto per le persone, che, non essendo più giovani e vigorose, hanno bisogno di assistenza, di affetto e di tanto amore da parte di ognuno di noi. L'esperienza delle persone, infatti, rappresenta un valore essenziale non solo per l'equilibrio familiare, ma anche per quello sociale. In un mondo sempre più meccanizzato e dal futuro incerto, l'anziano diviene simbolo e depositario stabile dì una ricca tradizione umana che deve essere validamente difesa. La disponibilità di strutture adatte e l'esatta comprensione dei bisogni degli anziani da parte dei giovani potrebbero permettere agli stessi di godere pienamente la vita e di rendersi utili alla comunità sociale. In questo modo sì potrà evitare anche l'abbandono e l'emarginazione. Angelomaria Di Tullio La vita è un sogno Un anno, un mese, un giorno... Come trascorre il tempo e non ce ne accorgiamo! Ieri eravamo ragazzi allegri e spensierati oggi siamo grandi tristi e sconsolati. Domani un'altra età ci attende che ci separa dalla conclusione, ma che può essere piena di soddisfazione. Cerchiamo di trascorrere quest'altro pezzo nel migliore dei modi senza tanti pensieri ed inutili preoccupazioni. Come fugge veloce la vita; si nasce, si cresce, si muore allo stesso modo di quando apriamo e chiudiamo gli occhi nostri abbagliati dalla luce forte del sole. Che ci affanniamo affatto per ottenere ogni cosa facendo sempre tanto male invece di pensare che tutto finisce ed è sempre l'amore a poter vincere ogni dolore. Perciò teniamoci vicini a cuore a cuore e vogliamoci bene intensamente perché tanto solo quello resta e tutto il resto muore! Angelomaria Di Tullio I vecchi I vecchi sono come pacchi rotti e rovinati parcheggiati in ospizi e ospedali con la scusa della malattia. Questi vecchi privi di amore e affetto che si devono ammalare per forza. Molti, abbandonati come cani randagi, in vecchie case, un gatto, un cane per amico per far sì che non piangano, lacrime di amarezza. Felice Amicone Ricordi Una vecchietta seduta su una panchina pensa ai momenti felici trascorsi con i suoi figli; ora ognuno è sposato e lei, poverina, vien lasciata in un ospizio e aspetta dì rivederli. Pensa ai momenti trascorsi con suo marito, che non c'è più. Vorrebbe trascorrere i suoi ultimi giorni con i figli e i nipoti e poi morire felice. Tiziana Del Papa La foglia caduta I vecchi sulle panchine dei giardini, assorti nei loro pensieri confusi scoppiano in lacrime come fanciulli. La loro solitudine viene rattristata da un forte dolore che li colpisce nel profondo del cuore. Guardano una foglia che, spinta dal vento, cade svolazzando da un albero e pensano al momento in cui anche la loro anima si dovrà staccare dal grande albero della vita. Il sorriso di un ragazzo capitato li per caso gli fa capire che non sono soli, ma che devono avere la forza di reagire e di vivere felicemente fino al giorno del loro tramonto. Giancarlo Ciolfi Solitudine Sguardi tristi, visi bagnati dalle lacrime e mani rugose che hanno lavorato per una vita. Sono i nostri vecchi! Parlano da soli per sconfiggere la solitudine non c'è per loro un sorriso, una carezza, un affetto, che li renda felici. Vincenzo Zarlenga Soffrono Piangono, soffrono, pensano! Perché i figli li hanno lasciati? Perché li hanno abbandonati? Sono inutili? Sono un peso da mantenere? Questo lo sanno, perciò si disperano e invocano la morte. Vogliono andare via, non vogliono più soffrire, si domandano perché Dio li fa restare ancora sulla terra. Vogliono scappare. Questo mondo li spaventa! Daniela Di Nucci Sogno Una vecchia in una stanza illuminata da una lucerna, racconta ai nipotini una bella fiaba, mentre fuori nevica. Cullati da quella cantilena s'addormentano e nel sonno vagano con la fantasia nella fiaba. S'addormenta anche la nonna e sogna il pane custodito per il domani. Nunzia Beniamino Lacrime silenziose I vecchi sono come oggetti posati in un angolo e dimenticati. Abbandonati alla loro sorte in un angolo dove nessuno può vederli scoppiano in lacrime senza motivo. Ormai si sentono inutili e non vedono l'ora che la morte li prenda, e ogni sera si preparano perché non sanno se il domani lo vedranno. Laura Di Nucci Anime solitarie I vecchi. Povere anime solitarie! Li sbattono qua e là per non averli di peso quando sono malati. Li sbattono qua e là negli ospizi, e li umiliano perchè non fanno mai nulla. I vecchi. I vecchi hanno un pianto amaro, per qualcosa che li colpisce e questo pianto a volte scoppia per un litigio, forse anche con un gatto. I vecchi. Povere anime solitarie che vengono sbattute qua e là. Erika Comegna La vecchiaia La vecchiaia è una delle cose più brutte che un uomo possa avere. A volte i vecchi sono emarginati anche dai propri figli. Sembra che tutti ce l'hanno con loro. Non possono far niente, non possono far niente per la morte che incombe su di loro. Ivano Di Nucci Momenti I vecchi in un angolo della casa vuota, ripensano ai momenti più belli trascorsi quando c'erano i figli a far confusione nella casa. Solo rivivere questi momenti si può! Che peccato, questi figli che non vengono mai! Questi figli che si sono dimenticati della loro casa, la loro grande casa: vuota! Grazia Pallotta Fonte: Scuola Media "T. Mosca" Capracotta, Incontro: poesie degli alunni della II media , Tip. Terenzi, Venafro 1991.
- È nata l'Associazione "Letteratura Capracottese"
Cultura, comunità, collaborazione per Capracotta 29 dicembre 2024 - Nasce l'Associazione "Letteratura Capracottese" Dopo 10 anni di attività, il 29 dicembre scorso è ufficialmente nata l'Associazione "Letteratura Capracottese", così da poter proseguire tutte le nostre attività in una veste organizzativa più vicina alle esigenze operative e maggiormente indirizzata ai rapporti istituzionali. Le nostre finalità, dunque, sono quelle che già avete avuto modo di saggiare con mano nell'ultimo decennio e che verranno opportunamente integrate. Al momento, come sapete, "Letteratura Capracottese" si occupa di: pubblicare e presentare libri su Capracotta (13 editi finora); coadiuvare i nuovi autori capracottesi nella redazione delle loro opere e tradurre opere inedite in italiano; organizzare periodicamente gli incontri della "merenda letteraria" e del "pic-nic letterario"; organizzare escursioni esplorativo-culturali sul territorio capracottese; organizzare viaggi culturali in Italia; valorizzare gli archivi fotografici familiari e organizzare mostre fotografiche; gestire il sito ufficiale con la relativa biblioteca digitale (116 opere disponibili). Contiamo di aggiungere presto nuove attività culturali, quali: istituire il festival "LetterAlture - Sagra della letteratura d'Appennino"; organizzare convegni di storia; istituire la cosiddetta "banca del tempo"; valorizzare la biblioteca parrocchiale; supportare le attività ricreative per i più piccoli. Le fila della nostra Associazione sono costituite da capracottesi veraci, nati e cresciuti a Capracotta. Ci siamo scelti per la stima che abbiamo l'uno dell'altro e perché ognuno potrà dare il suo contributo professionale alla causa capracottese: Achille Conti per la parte storica, Gabriella Paglione per quella naturalistica, Lucia Giuliano per l'ambito linguistico, Lucia Paglione per l'area scientifica, Maria Assunta Ianiro per la didattica, Sebastiano Conti per la sfera cartografica e Francesco Mendozzi in qualità di rappresentante. Insomma, tutto cambia ma resta tutto uguale: "Letteratura Capracottese" continuerà a riempire di contenuti la parola che più amiamo: Capracotta. Crediamo infatti che sia fondamentale operare direttamente da qui, da dentro il paese, poiché la nostra comunità va valorizzata 365 giorni l'anno e la cultura, d'altronde, necessita di un impegno continuo, prolungato nel tempo, quanto più vicino ai suoi fruitori. Oltre agli appuntamenti culturali che conoscete, infatti, abbiamo già programmato per l'estate la presentazione del romanzo "Oltre l'alba delle nebbie" del magistrato Ugo D'Onofrio, pubblicato un mese fa dalla Fondazione Mario Luzi. Altri due libri (uno su Capracotta, l'altro di poesie) sono in fase di ultimazione e speriamo che possano vedere la luce entro il 2025. Inoltre, organizzeremo in primavera nuove escursioni, visto che ora possiamo contare anche su 2 guide ambientali escursionistiche facenti parte del nostro Direttivo: stiamo infatti definendo i dettagli di escursioni commemorative e/o legate alla valorizzazione delle sorgive di campagna. Inoltre, tra qualche settimana verrà svelata la destinazione e i dettagli del prossimo viaggio culturale. Le iscrizioni alla nostra Associazione per l'anno in corso sono aperte. La tessera sociale ha un costo di 10 euro, denaro che verrà esclusivamente utilizzato per portare avanti le nostre iniziative, di cui sarete sempre informati e protagonisti. A chi si iscrive verrà regalata una copia anastatica de "Il territorio di Capracotta" di Luigi Campanelli. Resta inteso che siamo aperti ad ogni tipo di collaborazione in ambito culturale, naturalistico, didattico, scientifico, finanche religioso, con le altre associazioni del territorio nonché con le istituzioni pubbliche. Il Consiglio direttivo dell'Associazione "Letteratura Capracottese"
- E arriva il tempo
La cascata ghiacciata del Pisciariello. E arriva il tempo che ammutolisce le note ridenti: nei salti prima schiume gioiose, poi gocce pungenti. Il freddo s'insinua negli intimi anfratti e imbianca pareti di strani merletti. Così la voce d'innumerevoli getti per giorni resta sospesa; col sole si sa sarà musica estesa. Flora Di Rienzo
























